SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Avevamo già cancellato, dopo i colloqui intercorsi il giorno successivo all’ordinanza di chiusura dell’attività di pubblico spettacolo con il sindaco, ogni ospite nazionale, ogni forma di pubblicità, eliminato tutto tranne la musica, finanche la sicurezza all’ingresso. Non è bastato, siamo di nuovo nella bufera. Cosa dovevamo fare di più? Chiedere ai clienti di non venire?».
E’ lo sfogo dello staff del Bagni Medusa, il noto stabilimento balneare nel mirino delle cronache agostane per via dell’ordinanza comunale che vieta i pubblici spettacoli al suo interno.

Ora il noto locale ha deciso di chiudere ogni attività notturna, «al fine di mettere a tacere ogni ulteriore illazione sulla vicenda, peraltro caratterizzata da tantissime “fesserie“ comunicate a mezzo stampa, ultima tra tutte quella relativa al fatto che noi avremmo richiesto di spostare la cucina in corso d’opera. Non è così, la cucina è esattamente dove risulta essere nel permesso di costruire del 12 maggio 2009 ed ha le altezze che risultano dal permesso stesso».

Poi una serie di recriminazioni: «Siamo stanchi di essere il capro espiatorio (e solo perché il nostro successo dà fastidio) mentre semmai noi siamo soltanto la “punta di un iceberg” e lo dimostra il fatto che, ad inizio stagione, tutti gli stabilimenti che fanno sistematicamente intrattenimento non avevano le autorizzazioni necessarie per lo svolgimento dell’attività di pubblico spettacolo che hanno comunque effettuato senza ricevere ad oggi alcuna ordinanza di chiusura».

Qui in realtà va precisato che esistono chalet che hanno l’ordinanza per lo svolgimento di pubblici spettacoli. Pochi, ma ci sono. Il Pao e, come confermato dal sindaco lunedì ai nostri taccuini, anche il Geko e il 45.com. Oltre al Jonathan che non è propriamente uno chalet ma della movida sambenedettese è protagonista come la Medusa, anche se forse con un target leggermente diverso.

Torniamo alle precisazioni da parte dello staff dei Bagni Medusa. Ecco di seguito tre dichiarazioni che riportiamo integralmente ai fini del dibattito:

«Noi abbiamo costruito i volumi e le superfici dello stabilimento in piena e perfetta conformità agli standard urbanistici e del permesso di costruire, ivi inclusa la ormai “famosa” altezza della cucina».
«Il 7 ottobre 2009 abbiamo avviato l’iter per sanare alcune difformità estetiche e di materiali, che abbiamo modificato in corso d’opera, rispetto al progetto originario».
«Dopo oltre 120 giorni, e nonostante le quotidiane sollecitazioni, il Comune ha negato la sanatoria motivando il diniego con il fatto che l’altezza della cucina (già approvata con il permesso di costruire del 12 maggio 2009) non fosse conforme».

Sulla base di queste motivazioni, afferma lo staff del Medusa, «qualsiasi imprenditore avrebbe instaurato un contenzioso legale contro l’amministrazione comunale, chiedendo i danni dovuti e rimanendo con l’attività “correttamente” chiusa per tutta la stagione. Lo stato di necessità, derivante dagli imponenti impegni assunti con il notevole investimento effettuato, non ci ha consentito di fare ciò e ci ha indotto (con il senno del poi sbagliando) a trovare un informale compromesso a maggio prima di iniziare la stagione con l’amministrazione comunale che prevedeva (pur avendo noi ragione) di alzare a nostre spese l’altezza della cucina al termine della stagione (prima non vi sarebbero stati i tempi necessari). Tutto ciò allo scopo esclusivo di poter compiere tutto l’iter necessario per ottenere le nuove licenze (visto che Medusa ne aveva di vecchie) e ponendo fine al rimpallo di responsabilità tra Comune ed Asur. Nel contempo avremmo aperto e lavorato “precariamente” … sperando nella tolleranza e nel buon senso, nell’interesse di molti, visto che formalmente eravamo più o meno nella condizione di quasi tutti gli altri stabilimenti balneari».

Gli imprenditori del Medusa, in conclusione, dicono che si sarebbero aspettati una maggiore par condicio dall’amministrazione comunale. Il concetto è questo: «O tutti gli stabilimenti formalmente irregolari (ci sarebbe da capire, di caso in caso, per colpa di chi) si fanno chiudere nello stesso identico momento o restano tutti aperti (come noi avremmo voluto) per lavorare per i propri interessi ma anche per il turismo sambenedettese. Solo a noi hanno notificato prima di ferragosto l’ordinanza di chiusura, agli altri per ora nulla, forse comodamente e a fine stagione».

Alcune ordinanze, a dire il vero, sono in partenza dagli uffici comunali per violazioni relative ai decibel o alle licenze: si tratta dei soliti «quattro o cinque chalet e locali che danno problemi, mentre gli altri cento rispettano le regole» (Gaspari dixit). Ancora non sono noti i nomi dei locali, però.

Infine, uno sfogo da parte dello staff del Bagni Medusa: «È secondo voi possibile che un locale nuovo di zecca, che attrae clienti da Ancona a Pescara, abbia meno requisiti di sicurezza rispetto a molte baracche poste sul lungomare, vecchie di 40 anni? È mai possibile che chi cucina nelle cabine rispetti le leggi in materia d’igiene? Per favore, non scherziamo».

Qui per completezza di informazione va aggiunta un’altra precisazione da parte di chi scrive: il fatto che esistano chalet che sono ancora come 40 anni fa, a San Benedetto, è innegabile. Però la Medusa, oggetto di un restauro che l’ha resa oggettivamente bella e ancora più cool, è un locale che attrae centinaia di persone nelle sue serate. Non può essere una colpa, anzi per un imprenditore è sicuramente un vanto. Però nell’ordinanza del Comune e dalla relazione della Polizia Municipale successiva al suo sopralluogo del 17 luglio scorso (qui ne trovate ampi stralci), si legge che “all’interno il locale risultava gremito, in ogni ordine di spazio, di persone oltre il limite della capienza e della sicurezza” mentre all’esterno “era presente un numero rilevante di persone in attesa di entrare”.

Inconvenienti del successo, si potrebbe dire. La Medusa, secondo l’atto del Comune e la relazione della Polizia Municipale, attira talmente tante persone che, almeno la sera del sopralluogo, si sono sorpassati i limiti di capienza e sicurezza. Questo va detto.

Infine, ecco il saluto del Bagni Medusa alla propria clientela: «Saluteremo la nostra clientela che ringraziamo per la fiducia, l’affetto e la solidarietà mostrata in questa vicenda con un mega party chiaramente in altra location».

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