ANCONA – Sulla questione del fermo biologico per la pesca, l’assessore regionale Sara Giannini afferma: “Le associazioni di categoria delle imprese e cooperative di pesca hanno chiesto con forza e a larghissima maggioranza (tranne una parte della marineria di San Benedetto) alla Regione Marche di farsi promotrice presso il Ministero della Pesca del prolungamento del fermo obbligatorio fino al 15 settembre (15 giorni in più rispetto al periodo definito con decreto ministeriale). La volontà, ferma e risoluta, che le associazioni mi hanno rappresentato si basa solo ed esclusivamente (come già detto più volte) sulla fortissima preoccupazione emersa rispetto all’allarmante depauperamento della risorsa ittica, con l’obiettivo di consentire che le specie, soprattutto quelle bersaglio, raggiungano il grado di maturità necessario per essere pescate e conseguentemente commercializzate. Abbiamo ritenuto quindi prioritaria la tutela della risorsa rispetto ad ogni altro interesse, a vantaggio di tutta la filiera”.

Tanto è vero, sostiene la Giannini, che le associazioni delle imprese e cooperative di pesca hanno accettato il fermo fino al 15 settembre pur in assenza degli incentivi, così come comunicato dal Ministero in data 9 agosto. “Negli atti ufficiali della Regione è comunque confermata la richiesta di garantire la cassa integrazione e la tutela del tratto costiero interessato”.

“Il depauperamento della risorsa unitamente alla diminuzione delle dotazioni finanziarie a sostegno del mondo della pesca renderanno necessario, nei prossimi mesi, un confronto sulle innovative modalità di gestione del fermo, che prevedano accordi con le altre Regioni del medio e basso Adriatico e le Regioni transfrontaliere della costa slava”.

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