SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Comune blocca le serate dello chalet Medusa, uno dei punti chiave della movida estiva sambenedettese, ristrutturato l’anno passato e che, da quanto emerge dall’ordinanza del sindaco Gaspari emanata in queste ultime ore, ancora non disporrebbe di tutte le autorizzazioni edilizie e del certificato di agibilità (ex artt. 24 e 25 del DPR n. 380/01 e dell’agibilità ex art. 80 T.U.L.P.S).
L’ordinanza emanata dal sindaco Gaspari, dunque, impone al titolare de “La Medusa Srl”, Marco Cincolà, “il divieto assoluto e con decorrenza immediata di svolgimento di attività di pubblico spettacolo non autorizzata, con presenza di un numero rilevante di persone, presso lo stabilimento balneare denominato La Medusa”. E l’efficacia dell’atto è immediata, anche in virtù del fatto che per la serata dell’undici agosto era previsto uno spettacolo che avrebbe richiamato almeno mille persone (c’era il gruppo anni ’80 dei Righeira).
Leggendo l’istruttoria dell’atto comunale, si ricostruiscono alcuni fatti. Il dirigente comunale Germano Polidori, nella sua proposta al sindaco affinchè questi adotti un “provvedimento contingibile ed urgente teso ad evitare che possano svolgersi pubblici spettacoli in violazione delle norme di sicurezza con pericolo per la pubblica incolumità”, dà conto del sopralluogo compiuto il 17 luglio scorso alle 2:30 del mattino presso il noto chalet, da parte della Polizia Municipale e di una pattuglia dei Carabinieri.
Nella relazione di servizio si legge: “All’esterno e davanti all’ingresso era presente un numero rilevante di persone in attesa di entrare, due addetti alla vigilanza controllavano il flusso degli avventori mediante l’ausilio di un pannello rimovibile in forex di legno posizionato oltre il limite della concessione, occupando parte della passeggiata, tale struttura permetteva di far defluire l’accesso sul lato nord e l’uscita sul fronte sud. All’interno – scrive la Polizia Municipale nella sua relazione – il locale risultava gremito, in ogni ordine di spazio, di persone oltre il limite della capienza e della sicurezza. Dal punto di osservazione ubicato nella zona d’ingresso poteva notarsi che tutta la superficie fruibile al piano terra era affollata di persone, quelli sul fronte est erano intenti a ballare. La terrazza al piano secondo risultava non utilizzata per tali attività”.

E ancora, questo scrivono i Vigili: “Da un conteggio approssimativo del numero dei presenti al piano terra, veniva rilevata una capienza superiore alle mille persone, considerato che la superficie complessiva degli spazi ad uso dell’attività che si stava svolgendo era di circa mq 220 sul fronte est (escludendo gli arredi, anche se sugli stessi erano sedute delle persone, e le fioriere quest’ultime a delimitazione dell’area) e mq 120 sul fronte ovest (escludendo le fioriere), non conteggiando inoltre nelle predette superfici quella del corridoio centrale, posta sotto il ponte, né l’area bancone bar (anche se in quest’ultima era presente un numero esiguo di persone). Tale capienza veniva ottenuta ipotizzando cautelativamente una densità media di affollamento pari a tre persone al mq, dalla quale si otteneva un totale pari a circa (220 + 120) x 3 = 1020. L’attività di pubblico spettacolo non autorizzata, con presenza di un numero rilevante di persone, veniva svolta in assenza di agibilità (ex art. 80 TULPS) ed agibilità edilizia (artt. 24 e 25 del DPR n. 380/01)”.

Poi Polidori nella sua proposta di ordinanza afferma che l’iter amministrativo relativo alla ristrutturazione della Medusa, il cui ultimo titolo abilitativo risulta essere il permesso di costruire del 12 maggio 2009, non è stato ad oggi ancora completato, in quanto, a fronte della presentazione da parte della ditta della domanda di permesso di costruire in sanatoria, il Comune ha richiesto chiarimenti e documentazione integrativa non ancora prodotta da parte degli interessati.
Perciò il Comune non ha accettato le richieste di autorizzazione pervenute nell’aprile scorso dalla Medusa, collegate all’installazione di pedane in legno ed ombrelloni a carattere stagionale e all’adeguamento delle altezze interne dei locali cucina, quest’ultima indispensabile per il conseguimento del certificato di agibilità.

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