PESCARA – La vicenda della presunta corruzione negli appalti per la ricostruzione dell’Aquila innesca anche un acceso botta e risposta tra il Governatore Gianni Chiodi e l’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo.

Tirato in ballo da alcuni organi di informazione che hanno riferito di consulenze per l’Abruzzo Engeenering effettuate dallo studio commerciale in cui è socio Chiodi, il Presidente ha precisato la sua posizione nell’apertura del Consiglio regionale di martedì, asserendo che sulla sua persona sono stati gettati «schizzi di fango» da organi di informazione «faziosi ed animati da furore denigratorio».

«Mi preme dire che non esiste nessuna consulenza attribuita da Abruzzo Engeenering, società partecipata dalla Regione Abruzzo, Provincia de L’Aquila e Finmeccanica, allo studio professionale di cui sono contitolare – ha affermato Chiodi – Mi spiace rilevare tale faziosità e furore denigratorio, non certo della Procura ma dei mezzi di informazione che non assolvono il loro compito, imbarbarendo la nobile funzione della libertà di stampa. Sono io – ha aggiunto – che ho chiesto al mio studio di verificare i bilanci di Abruzzo Engineering, di verificare il futuro piano industriale della società. Rigetto ogni insinuazione e schizzo di fango e continuerò a sostenere Abruzzo Engineering. Me lo ha chiesto il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, e me lo hanno chiesto Stefania Pezzopane e tutte le forze sociali.

Questa vicenda – ha assicurato Chiodi – non fa venire meno la speranza di Abruzzo Engineering che collabora con i suoi professionisti da 9 anni. La magistratura faccia chiarezza perché non ne posso più di falsità».

Pronta è arrivata in giornata la risposta dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo: «Piuttosto che preoccuparsi di un presunto “malcostume che sta imbarbarendo la nobile arte del giornalismo”, il presidente della regione Gianni Chiodi farebbe bene a preoccuparsi di un diffuso malcostume che sta imbarbarendo – davvero – la nobile arte della politica, come purtroppo hanno provato le tante inchieste condotte negli ultimi anni dalla magistratura abruzzese sulla sanità o la ricostruzione post-terremoto».

L’Ordine inoltre ha sottolineato come «desti sorpresa e preoccupazione il fatto che il Presidente della Regione, intervenendo in Consiglio regionale all’indomani dell’ennesima bufera giudiziaria che si è abbattuta sulla classe politica abruzzese, senta più il dovere di attaccare e insolentire i giornalisti che compiono scrupolosamente il proprio dovere professionale, che è quello di informare nel modo più scrupoloso e dettagliato la pubblica opinione, piuttosto che spiegare fatti e circostanze che hanno generato l’ennesimo brutto episodio di malcostume politico. Il sospetto – prosegue la nota dell’Ordine – è che la politica tenda a stilare una sorta di lista di proscrizione dei giornalisti sgraditi, “rei” di pubblicare le notizie che non piacciono; anche quando si tratta di stralci virgolettati di citazioni di fonti ufficiali, come nel caso di una ordinanza del giudice per le indagini preliminari che si occupa di una inchiesta per gli appalti legati alla ricostruzione post-sisma.

Il tentativo di condizionare il lavoro dei giornalisti – conclude la nota  – sembra essere diventato nel nostro Paese lo sport nazionale, e per farlo non si fa economia di strumenti, come le leggi-bavaglio o gli insulti personalizzati. Vogliamo rassicurare il presidente Chiodi che i giornalisti abruzzesi continueranno a svolgere il proprio dovere professionale senza vincoli e condizionamenti».

«Con le mie dichiarazioni – ha ribattuto in serata Chiodi – non avevo la minima intenzione di criticare la stampa che, nella quasi totalità dei casi, per ciò che mi riguarda, ha ricostruito la vicenda in modo equilibrato. Il mio rispetto per la libertà di stampa è massimo. Non mi sono mai lamentato di articoli che criticavano il mio operato. Mi lamento solo quando si vulnera la correttezza dell’informazione attraverso titoli che forniscono una rappresentazione dei fatti non corrispondenti alla realtà della notizia. La mia intenzione – ha proseguito il Presidente – era solo quella di stigmatizzare il comportamento di chi si è abbandonato ad interpretazioni di natura allusiva. Con questo non ho inteso giammai esercitare censure alla libertà di espressione ed opinione dei giornalisti, bensì affermare che le notizie devono essere riportate in maniera corretta».

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