PESCARA – L’affidamento di lavori per un milione e mezzo di euro ad una società «gradita», un’ordinanza ministeriale fatta modificare per il raggiungimento dello scopo, e poi un diamante da 15mila euro, un’Audi A4 e un televisore regalati rispettivamente all’assessore regionale alla Protezione Civile e Ambiente Daniela Stati, al suo compagno Marco Buzzelli e al padre di lei Ezio, considerato il vero deus ex machina dell’intera operazione.

L’indagine della Procura di Pescara su presunte corruzioni nell’ambito della ricostruzione post terremoto investe quella che è stata ribattezzata da più fronti la nuova “cricca abruzzese” – per le origini locali delle persone coinvolte – o come è stata definita nella relazione della Procura stessa «il gruppo Stati» per via del coinvolgimento non solo dell’assessore Daniela, ma anche del padre di lei Ezio (ex Dc ed attualmente Fi) e del compagno Marco Buzzelli, intenti a favorire, secondo gli elementi raccolti nell’inchiesta coordinata dal procuratore Alfredo Rossini (gip Marco Billi, pm Antonietta Picardi) l’assegnazione di lavori per la ricostruzione alla società consortile Abruzzo Engineering spa, di cui facevano parte Vincenzo Angeloni (ex parlamentare ed ex dirigente di alcune squadre di calcio) e Sabatino Stornelli (ex amministratore delegato di Telespazio e fondatore della Selex del gruppo Finmeccanica).

Un’indagine partita ad agosto 2009, nell’ambito della localizzazione di un termovalorizzatore in Abruzzo e che, attraverso le intercettazioni telefoniche, ha scoperto elementi che riguardavano la ricostruzione aquilana, dando origine ad un secondo filone investigativo proseguito poi su una strada parallela.  

L’inchiesta ha portato lunedì mattina all’arresto con l’accusa di corruzione in concorso di Ezio Stati (rinchiuso nel carcere dell’Aquila), di Vincenzo Angeloni (a Regina Coeli), di Marco Buzzelli (ai domiciliari ad Avezzano) e all’obbligo di dimora a Roma per Sabatino Stornelli. Per Daniela Stati il pm ha chiesto l’interdizione dai pubblici uffici e l’assessore ha rimesso le deleghe nelle mani di Chiodi.  I cinque sono stati chiamati stamattina martedì 3 agosto a rispondere davanti ai magistrati per chiarire le proprie posizioni.

Un’indagine che dopo un anno di intercettazioni telefoniche ed ambientali (cimici sono state messe anche nell’ufficio della Stati) rivelerebbero torbidi scenari, in un’Aquila martoriata dal terremoto sulla quale piuttosto che un progetto corale di ricostruzione ed interventi a beneficio della popolazione sarebbero state promosse iniziative volte a soddisfare interessi che pubblici non erano. Significativo a tal proposito il colloquio telefonico di Angeloni con Ezio Stati sulla ricostruzione: «Ezio, qui c’è per tutti! Quando c’è per tutti, la torta deve essere grossa!».

Una “torta” che indubbiamente faceva gola a molti e per la quale qualcuno, pur di riservarsene una fetta, avrebbe cercato di percorrere vie preferenziali e scorciatoie di sorta.

«Daniela Stati», scrive il gip Billi nelle 60 pagine dell’ordinanza, «in qualità di assessore regionale, induceva il presidente Gianni Chiodi, e Vincenzo Spaziante, funzionario della Protezione civile, ad adoperarsi per la variazione dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 3805 del 3 settembre 2009 e la sua sostituzione con l’ordinanza 3808 del 15 settembre, al fine di far rientrare tra le società richiamate nell’ordinanza anche l’Abruzzo Engineering spa».

La società avrebbe poi dovuto presentare un progetto attraverso cui poi ottenere appalti per la ricostruzione per un milione e mezzo di euro. «Un apposito progettino – prosegue il gip – per lavori di un milione e mezzo di euro al fine di escludere il consorzio dell’Università ReLuis ed avvantaggiare così, tramite incarichi e consulenze, società riconducibili alla proprietà ed alla gestione di Vincenzo Angeloni e Sabatino Stornelli».

Dalla relazione della Procura si rileva poi come nella vicenda sia determinate la figura di Ezio Stati, che viene considerato come «il vero, occulto referente politico dell’imprenditore privato Stornelli», mentre la figlia, formalmente titolare della qualifica all’interno della giunta regionale, dimostra un’autorità politica del tutto residuale, e per certi versi, solo formale. Per la Procura Ezio Stati «ispira, coordina e dirige l’attività politica della figlia assessore, intrattenendo anche contatti diretti con Chiodi».

Ma «il dato allarmante» che evidenzia in particolar modo la magistratura «è che per la ricostruzione post sisma non c’era un consapevole, mirato ed unitario progetto in favore delle comunità aquilane».

«Traspare infatti netta e chiara – aggiunge il gip – l’esclusiva volontà di far assegnare i fondi ad una società amica prima ancora ed indipendentemente dell’elaborazione di qualsiasi progetto utile».

Le intercettazioni sia ambientali che telefoniche fanno emergere doni e regali fatti dagli imprenditori al «gruppo Stati»: c’è quella registrata nel pomeriggio del 15 dicembre (lo stesso giorno in cui viene firmata la convenzione con Abruzzo Engineering), in cui papà Ezio si rivolge al compagno della figlia avvertendolo che «è arrivato l’anello. Un carato purissimo, mo ti portano il certificato di garanzia. E’ un regalo di Angeloni a Daniela» e quella in cui l’assessore poco dopo osservando il diamante in questione si rivolge al padre dicendo «oddio, non lo voglio, mi pare troppo. Ma veramente me lo posso prendere?»

Ed ancora quella in cui Angeloni si rivolge ad Ezio per fargli sapere che riceverà a breve un regalo: «siccome mi volevo comprare un televisore, ne volevo comprare due! Te lo faccio montare a casa? È grosso, uno grosso». «Per me è sempre un piacere – è la risposta di Stati – io sto sempre qua ad aspettare…come un pappagallo».

Per il gip ci sarebbero diversi elementi per ritenere che quei doni «rappresentano regalie per sdebitarsi di favori ricevuti».  

Qui i testi integrali delle intercettazioni

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 291 volte, 1 oggi)