SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La voglia di conoscere, di ricordare e di rapportare quel lontano passato all’attuale presente c’è, indubbiamente: l’appuntamento “SettantOttanta, ricordi riflessioni ribellioni”, che si è svolto sabato scorso allo chalet Brasil39 alla presenza della scrittrice Silvia Ballestra, autrice del fortunato romanzo “I giorni della rotonda”, e del regista Luigi Maria Perotti (che invece ha affrontato il tema degli anni Settanta a San Benedetto con il documentario “L’infame e suo fratello” riguardante le vicende della famiglia Peci), moderato dal giornalista di Riviera Oggi Pier Paolo Flammini, ha richiamato un numeroso pubblico.

Nonostante l’assenza all’ultimo momento di Nazzareno Torquati a causa di un malanno (doveva rappresentare la memoria storica degli eventi degli anni Settanta), le immagini di Luigi Maria Perotti e la ricostruzione del percorso narrativo di Silvia Ballestra sono stati sicuramente un momento ricco e, a tratti, anche intenso per le emozioni suscitate. La vicenda del Rodi (trasmesse delle immagini registrate nel Natale 1970 da Alfredo Giammarini, probabilmente mai prima di allora viste in occasione pubblica), il turismo e la vita cittadina di quegli anni (con uno spot in lingua tedesca sulla San Benedetto del 1972), la tragedia dei fratelli Peci (con il funerale di Roberto, nel 1981) e anche la tragedia del rogo del Ballarin nello stesso anno hanno rappresentato gli snodi dell’incontro. Una nota dolente, purtroppo, è ancora rappresentata dalla difficoltà che si ha, da parte dei veri protagonisti dell’epoca, di arricchire la memoria collettiva con la loro versione dei fatti e delle vicende, che resta ferma ad alcune testimonianze raccolte da Maria Teresa Antonelli nel libro “Le vie di Armandino” e alle opere di Ballestra e Perotti.

Forse l’assenza di Torquati ha frenato coloro che potrebbero, invece, spiegare speranze e vicende dolorose (e anche repressive) di quegli anni. Un silenzio che va compreso, ma che forse sarebbe meglio rimuovere per consentire compiutamente un “passaggio di testimone” tra generazioni tanto diverse che, come meritoriamente lasciato intuire dal romanzo della memoria di Silvia Ballestra, è stato bruscamente interrotto e poi mai più ricomposto.

E ai giovani ventenni di oggi purtroppo la storia italiana e le vicende sambenedettesi sono del tutto aliene – e non spiegabili – rispetto ad una realtà completamente cambiata (parliamo dei ventenni più interessati a comprendere certe vicende). Alcune proposte, però, sono giunte. Luigi Maria Perotti ha ricordato la volontà dell’amministrazione comunale di intitolare una via alla memoria di Roberto Peci, un innocente ucciso dalle Brigate Rosse. Achille Eusebi, intervenendo, ha chiesto che la stessa cosa possa essere fatta per Vincenzo Illuminati, altro innocente ucciso erroneamente dalle forze dell’ordine in via Ugo Bassi durante il sequestro di Roberto Peci. Ricordi che, a quasi trent’anni dal rogo del Ballarin, andrebbe proposta anche per Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri.

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