MARTINSICURO – La decisione del Governo di chiudere le 14 postazioni locali del Numero Verde Nazionale Antitratta per sostituirle con un’unica postazione centrale, suscita le proteste ed il rammarico di enti pubblici ed associazioni che operano nel sociale. «E’ un duro colpo al sistema dei servizi che sostiene nel nostro paese le tante vittime della tratta e dello sfruttamento più grave – si legge in una nota dell’associazione On the Road – La gravità di un tale atto è data dal fatto che le postazioni locali non si limitano ad una mera funzione di ascolto ed informazione (che potrebbe essere svolta anche a livello centrale), ma costituiscono un elemento essenziale delle reti formate nei diversi territori dalle forze dell’ordine, dal terzo settore e dai servizi sociali. Le postazioni locali sono in grado di attivare una risposta immediata, 24 ore su 24, alle richieste di aiuto che vengono dalle vittime, ma anche dalle forze di polizia e dai servizi sociali, proprio perché sono perfettamente integrate in un sistema territoriale di contrasto e di assistenza».

La protesta è stata condivisa da decine di enti ed associazioni dislocati sul territorio nazionale, che hanno anche manifestato «sconcerto» per le modalità con cui il Governo ha avviato il taglio delle postazioni, ossia attraverso una comunicazione inviata a tutti gli enti 10 giorni prima della scadenza delle convenzioni: «non è stato così possibile – prosegue la nota – attivarsi tempestivamente per una soluzione alternativa, e 80 operatori altamente specializzati hanno perso il posto di lavoro».

Ma On the Road assieme alle altre associazioni denuncia anche «una generale volontà di smantellamento complessivo di un sistema di intervento considerato modello di eccellenza in tutto il mondo». A supporto di questa constatazione ci sarebbe non solo la chiusura delle 14 postazioni locali del Numero Verde Antitratta, ma anche «l’azzeramento dei fondi destinati all’attività di primo contatto, in strada e indoor, e all’assistenza di tre mesi per le vittime che decidono di uscire dalla condizione di assoggettamento» e «la riduzione di 800mila euro dei fondi destinati invece ai progetti di inserimento sociale a favore delle vittime, per tagli di quasi il 18%».

Le associazioni chiedono quindi al Governo di reperire i 600 mila euro necessari a garantire il funzionamento delle postazioni locali del Numero Verde per il 2010, e nel contempo di convocare un tavolo tecnico con istituzioni centrali e locali e del terzo settore per ridefinire insieme l’assetto complessivo del sistema di aiuto alle vittime.

«Un sistema – conclude la nota – che ha assicurato assistenza e integrazione sociale ad oltre 14mila persone e prodotto un congruo numero di denunce, arresti e condanne di criminali e sfruttatori non può essere liquidato per fare qualche piccolo risparmio di cassa».

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