SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La colpa è molto probabilmente della fuga dei professionisti verso altre mete, che lasciano di conseguenza campo libero agli inesperti del settore, che accettano qualsiasi tipo di contratto. Fatto sta che la situazione dei lavoratori stagionali nelle aziende turistiche della Riviera delle Palme sarebbe alquanto precaria, fra diritti non rispettati e condizioni economiche al limite della decenza.

A denunciarlo è la Cgil-Filcams, per voce di Francesco Neroni e Alessandro Pompei, che evidenzia le situazioni di giovani, ma anche persone di mezza età ed anziani privati di giorni di riposo e retribuiti bene soltanto apparentemente.

«Fra maggio e settembre 2009, gli avviamenti al lavoro nella nostra provincia sono stati 12.221. Molti di loro lavorano sette giorni su sette ma l’accordo viene spesso mascherato con un “contratto a chiamata”. Ciò non consente ai dipendenti di raggiungere i 78 giorni necessari per ottenere l’indennità di disoccupazione. Senza dimenticare il Tfr, che molte volte non viene affatto liquidato».

Negli intenti della Cgil a questo punto c’è quello di creare un raccordo tra le diverse aziende ed il lavoro professionalizzato. Alcuni alberghi si sarebbero già messi in moto in questo senso, ma si tratta di attività che ambiscono alla destagionalizzazione. Proprio questo fattore infatti è tra i requisiti indispensabili per annullare o almeno limitare il problema, considerando che con un periodo di produzione spalmato in parecchi mesi (e non ristretto ai soliti tre) hotel e chalet avrebbero tutto l’interesse nel qualificare e stabilizzare il personale.

«Sarebbe la maniera migliore per reagire a questa situazione – spiegano ancora i due responsabili sindacali – e ci auguriamo al contempo che venga rispettato il Contratto Collettivo Nazionale del Turismo firmato pochi mesi fa».

POLEMICA MANIFESTI «Abbiamo avuto un’enorme difficoltà nel vedere i nostri manifesti affissi», hanno infine polemicamente dichiarato Neroni e Pompei. «L’Aipa continuava a dirci che a San Benedetto c’era mancanza di spazio».

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