SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La sua voce l’avrete sentita decine di volte: per commentare un gol di Totti, un dribbling di Ronaldinho, un tackle di Cambiasso. Maurizio Compagnoni, sambenedettese purosangue, è una delle “voci” di Sky Sport, telecronista affermato e apprezzato che ha seguito, per l’emittente di Murdoch, gli ultimi mondiali sudafricani da vicino.
«Prima dei campionati pronosticavo come favorite Brasile, Olanda e Spagna: due si sono giocate la finale, i primi sono stati fatti fuori dagli arancioni a causa dell’effetto Felipe Melo, altrimenti avrebbero vinto loro» ci confida in spiaggia, sotto l’ombrellone dello chalet Brasil, tornato da pochi giorni nella sua San Benedetto.
Aveva già seguito, per Tele +, le Olimpiadi di Atlanta ’96 e Sidney 2000, oltre che i mondiali tedeschi nel 2006, per Sky: «Nella prima fase ho commentato le tre gare del Brasile e le tre della Francia. Negli ottavi, invece, Argentina-Messico e Paraguay-Giappone; nei quarti, Ghana-Uruguay, forse la partita più spettacolare, e poi la semifinale Olanda-Uruguay».
Maurizio spiega che «nonostante ci avessero avvisato della pericolosità del Sud Africa, cosa in effetti reale, quando ci si avvicinava agli stadi si notava l’assoluta assenza di qualsiasi rischio: un po’ al contrario di quel che accade in Italia. Mi ha colpito, ancora una volta, l’atmosfera di festa che si respira attorno ai Mondiali: il grande tifo dell’intero continente africano per il Ghana, o il messaggio del presidente della Corea del Sud a favore del Giappone».
Vediamo il giudizio del “Compa” riguardo le varie protagoniste del Mondiale: «L’Inghilterra secondo me era sopravvalutata, come lo era Capello, e lo dissi prima del campionato. L’Argentina sulla carta è la più forte, pensando anche ai calciatori esclusi, ma – e lo dichiarai in diretta durante la vittoria con il Messico – occorre avere anche un vero allenatore, e purtroppo Maradona non lo è. La Germania mi ha stupito in positivo, mentre l’Uruguay era conosciuto per l’attacco forte».

E gli Azzurri? «Che fossimo in difficoltà lo si sapeva, che si rischiava di non passare il turno anche, ma di arrivare ultimi nel girone… Una squadra come la Sampdoria lo avrebbe vinto senza difficoltà. Lippi, strepitoso 4 anni prima, ora è sembrato un dilettante, ma non credo per presunzione. L’Italia non era una squadra, era senza identità. Secondo me i problemi nascono dal settore giovanile, abbiamo poche persone che si dedicano con cura a questo settore, tutti vogliono vincere subito e imporsi. La Francia ha fallito, ma a causa di Domenech: hanno buoni giocatori, noi invece ripartiamo da zero».
Se per il campionato italiano Compagnoni vede nell’Inter sempre la squadra da battere, se si parla di Samb – suo unico amore calcistico, giura – si appassiona: «La società sta facendo bene, si riparte dalla base importante di un anno fa, con l’arrivo di Pazzi, bomber di assoluto livello, Covelli di cui mi parlano come di un generosissimo, e Bianchi che è un argentino che vuole affermarsi. Gli under vanno scelti con oculatezza, possono fare la differenza. Mi piace il progetto per il nuovo stadio, mi piace il modo con cui si muove Spina: i fallimenti che colpiscono ormai ogni anno le squadre marchigiane ma anche abruzzesi e umbre devono farci capire che il calcio sta cambiando».
E così, fra poco le vacanze finiranno e Compagnoni riprenderà a commentare le gare della Serie A. Intanto, però, sorride per alcuni simpatici ricordi: «Uno dei più belli del Sud Africa è legato alla bontà della carne: eccezionale e di produzione locale. Mentre devo ricordare una mia amica sudafricana, una modella che era stata a San Benedetto nel 2004 per due mesi. Beh, adesso che è fidanzata di un uomo che era sponsor del mondiale – tanto che nel suo jet trasportava Zidane e Figo – mi diceva che aveva nostalgia dei cornetti del bar Four Roses».

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