A conferma di quanto affermo spesso, per sapere il parere giornalistico su una determinata questione apecialmente a livello nazionale, non serve leggere i vari articoli, basta la testata del giornale che viene scelto in base al proprio credo politico. La lettura serve solo per trovare altre ragioni che lo aiutino a difendersi meglio dal “nemico politico”.

I giornali dovrebbero invece servire per informare in modo semplice e corretto e può farlo bene solo chi non ha “handicap” di partenza (quasi sempre determinati dall’Editore e dai miliardari contributi che lo Stato regala grazie ad una Legge, secondo me all’origine di tutti i mali della nostra informazione) e chi parte da una posizione esclusivamente neutrale e libera. Quasi nessuno a livello nazionale. Anche Il fatto quotidiano si sta fossilizzando sulla stessa strada, nonostante sia il più vicino… ai fatti. Paga il “fatto” di essere stato creato da chi aveva “fatto” sapere prima in tutto il mondo il proprio radicale (to) pensiero antiberlusconiano. Ha, a dir la verità, anche il progetto si cambiare in bene la politica italiana, oggi insufficiente in quasi tutti i suoi rappresentanti. Progetto però che viene quasi annullato e sottovalutato perché Travaglio & C. hanno impressa in fronte l’etichetta “nemici di Berlusconi” che li indebolisce.

Arrivo al… disappunto: nel suo blog l’on. Antonio Di Pietro ha scritto, con le necessarie documentazioni, che è stato assolto da un’accusa che un mese fa aveva fatto il giro del mondo. Nessun giornale tranne “Il Fatto quotidiano” ha dato risalto all’assoluzione giunta per totale insussistenza dei fatti dopo che, “specialmente nei giornali di centrodestra (secondo me Di Pietro avrebbe dovuto evitare la precisazione), l’accusa era stata riportata con grande rilievo in prima pagina“.

Ho ritenuto giusto dare il nostro piccolo contributo alla diffusione di una mancata notizia che è diventata importante proprio per i motivi che caratterizzano la lettera (della quale mi sono segnato una frase in particolare: «questa strada possono sceglierla solo coloro che sanno di non aver commesso nulla di male») del capo dell’Idv. Eccola:

«Oggi vi parlo di me. Lo faccio perché ritengo doveroso informare l’opinione pubblica di un fatto che mi riguarda e di cui, lo scorso mese di giugno, tutti gli organi di informazione avevano dato notizia con ampie aperture in prima pagina. Ora, invece, a vicenda conclusa, in molti fanno finta di non sapere.
Ricordate? Il mese scorso tutti gli organi di informazione dettero la notizia che la Procura della Repubblica di Roma aveva aperto un’indagine nei miei confronti per truffa e falso. Questo a seguito di una denuncia in cui si sosteneva che io avrei truccato le carte per intascare i rimborsi elettorali che il partito “Italia dei Valori – Lista Di Pietro” aveva ricevuto a titolo di rimborso elettorale.
La notizia dell’iscrizione del mio nome nel registro degli indagati era vera e, pertanto, hanno fatto bene i giornali e le TV ad informare l’opinione pubblica. Altrettanto bene hanno fatto i magistrati a mettermi sotto inchiesta: ero stato denunciato ed era – per loro – doveroso accertare come stavano in realtà i fatti. Meno bene hanno fatto alcuni specifici organi di informazione (mi riferisco soprattutto ai giornali berlusconiani) che hanno “sparato” la notizia in prima pagina dando per scontato che io avessi davvero commesso le cose per cui ero accusato. Tutto questo senza riferire che si trattava di una denuncia sul cui contenuto già altre volte, ben tre volte, il giudice penale aveva disposto l’archiviazione per totale insussistenza dei fatti.
Ma, ripeto, ad un uomo politico e ad un personaggio pubblico – quale io sono – può capitare sia di finire sui giornali che di dover rendere conto alla magistratura ed all’opinione pubblica del suo operato e ciò è capitato anche a me (in questa come in molte altre occasioni). Non me ne sono fatto un cruccio, quindi, né mi sono messo ad imprecare contro i magistrati che mi avevano messo sotto inchiesta né ho sparato al vento accuse di complotti o ritorsioni. Anzi, dissi subito – e lo ribadisco anche ora – che sono ancora pronto a stringere la mano ai miei accusatori di ieri e di oggi qualora essi – almeno ora, alla luce degli accertamenti svolti dalla magistratura – ne accettino le conclusioni.
Ma quali sono le conclusioni a cui è pervenuta la Procura di Roma? Nessuno lo sa perché nessun organo di informazione, ad eccezione de ‘Il Fatto Quotidiano’, ne ha dato notizia. Lo faccio io, allora: l’inchiesta si è conclusa ed il Pubblico Ministero ha richiesto l’archiviazione del procedimento penale, anche questa volta per totale insussistenza dei fatti.
Le accuse erano due ed a questo punto – per capire bene di cosa stiamo parlando – è doveroso riepilogarle:

– a dire dei denuncianti, io avrei dichiarato il falso (in violazione dell’art. 479 del codice penale) davanti al notaio di Roma il 1.12.2003, affermando che il codice fiscale n. 900245590128 fosse riferibile al partito dell’Italia dei Valori mentre esso farebbe capo ad una associazione privata avente lo stesso nome del partito ma del tutto diverso da esso;
– sempre a dire dei denuncianti, io avrei dirottato (in violazione dell’art. 640 del codice penale) a questa asserita associazione privata i contributi elettorali ricevuti nel periodo 2004 – 2007 dal partito IDV a titolo di rimborso elettorale per le elezioni al Parlamento europeo del 2004.

Trascrivo qui di seguito cosa ha riscontrato al riguardo la Procura della Repubblica di Roma, rinviando alla lettura integrale della richiesta di archiviazione qui allegata, per un migliore approfondimento (scarica e leggi il pdf – 1 Mb):

“dalla informativa della Guardia di Finanza e dalla documentazione acquisita è emerso che le quote elettorali maturate dall’anno 2004 all’anno 2007 sono state regolarmente versate sul c/c bancario acceso presso la Banca di Credito Bergamasco sito in Bergamo ed intestato al partito Italia dei Valori-Lista Di Pietro. Non appare configurabile, di conseguenza, una non trasparente gestione di tali fondi, atteso che gli stessi risultano depositati presso il conto corrente bancario intestato al partito, circostanza questa che non consente di ritenere ipotizzabile il delitto di cui all’art. 640 c.p. per assoluto difetto degli elementi oggettivi e soggettivi”. Il P.M. dice anche di più: “dalla documentazione acquisita emerge che i fondi erogati e depositati sul conto corrente di IDV non risultano poi essere transitati su altri conti intestati a diverse persone giuridiche”;
“dalla documentazione acquisita risulta che il codice fiscale è stato attribuito con provvedimento del Ministero delle Finanze al partito IDV: non può pertanto ritenersi falsa l’affermazione resa davanti al notaio di Roma in data 1.12.09 in quanto realmente quel numero di codice fiscale è stato attribuito al partito Italia dei Valori con provvedimento del Ministero delle Finanze fin dall’anno 2003. Si deve pertanto escludere l’esistenza di quelle condotte censurabili che si evidenziano nell’esposto, con conseguente insussistenza del reato di cui all’art. 479 c.p.”.

Questi sono i fatti, così come riscontrati dall’Autorità giudiziaria. Le conclusioni a cui essa è giunta mettono una pietra tombale sulle mille illazioni che sono state fatte circolare a proposito della gestione finanziaria dell’Italia dei Valori.
Invito tutti ad avere fiducia nella magistratura e ad affidarsi ad essa per far valere le proprie ragioni. Ah, dimenticavo: questa strada possono sceglierla solo coloro che sanno di non aver commesso nulla di male. Gli altri preferiscono la scorciatoia della denigrazione dei giudici e delle leggi ad personam! Ma questo dimostra che, appunto, non tutti i politici sono uguali»

Firmato: Antonio Di Pietro

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