SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Definirla guerra sarebbe impreciso, perché da oggi è qualcosa di molto più. La furia di Gaspari torna ad abbattersi dopo un anno dal primo avvertimento su quegli chalet della Riviera che ogni estate condizionano, o addirittura impediscono, il libero accesso alle strutture.

Colpa spesse volte di abbigliamenti poco graditi, rifiutati da veri e propri “gorilla” posizionati all’entrata dei locali, che rimbalzano puntualmente residenti e turisti costretti a tornarsene a casa a causa di indumenti – a loro avviso – non all’altezza della situazione.

«Non sta né in cielo né in terra che si neghi l’accesso agli chalet, indipendentemente dal fatto che si portino pantaloncini più o meno corti», tuona il sindaco. «Da ora in poi sarò intransigente, i controlli partiranno prima di subito. Mi riferisco pure alla vendita di alcol ai minorenni, che continua ad avvenire ripetutamente fregandosene delle disposizioni».

Fruibilità e accessibilità dovranno dunque essere garantite, in virtù della proprietà demaniale e di un canone pagato dai concessionari che tocca, proprio per tale obbligo, quote assai minori a quelle convenzionali.

«Questa storia deve finire – prosegue – e invito tutti quelli che verranno in futuro allontanati a chiamare chiunque, dai carabinieri fino al sottoscritto».

Condanne che riguardano allo stesso tempo quei bagni che arrivano a fissare una tassa d’ingresso, spacciandola come obbligo di consumazione: «L’unico locale a San Benedetto munito di quel diritto e il “Jonathan Disco Beach” (che non essendo uno chalet non deve sottostare alle regole degli stabilimenti balneari, ndr). Non possono assolutamente far pagare il biglietto, a meno che non diventino attività d’intrattenimento e spettacolo».

Il monito è stato lanciato. Il week-end e gli appuntamenti dei prossimi giorni testimonieranno se sarà stato raccolto dai diretti interessati.

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