SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Speranze ormai ridotte al lumicino per Ancona e Sangiustese, che insieme a Figline e Potenza avevano presentato ricorso contro l’esclusione dai campionati professionistici 2010/11. La Corte di Giustizia Sportiva del Coni ha rigettato i ricorsi delle due squadre marchigiane, giudicando inoltre «inammissibile» il ricorso del Potenza e «irricevibile» quello del Figline.

Resta, adesso, per chi lo vorrà, solo la strada della giustizia ordinaria, rivolgendosi al Tar. Strada che intende percorrere il presidente dell’Ac Ancona Flavio Mais, che non si rassegna: «Ricorreremo in tutti i gradi di giudizio possibili: siamo pronti anche a patteggiare una categoria inferiore». Ma sembrano davvero ridotte le possibilità di salvare il calcio professionistico ad Ancona, dopo che anche la cordata per aderire al Lodo Petrucci in Seconda Divisione si è squagliata.

Ci sarebbe, però, per i biancorossi, anche la possibilità della serie D, grazie al comma 10 dell’art. 52 delle Noif, quello che ha garantito l’iscrizione in sovrannumero a tante nuove società al posto di quelle escluse (quest’anno, tra le altre, Perugia, Arezzo e Rimini): un’altra nobile decaduta sulla strada della Samb? Sarebbe scemato, invece, l’interesse per il cambio di nome e colori sociali del Piano San Lazzaro, con il presidente Andrea Marinelli ormai stufo di aspettare l’esito dell’odissea dorica.

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