SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo lo scambio di battute mezzo stampa tra l’assessore ai Servizi Sociali Loredana Emili e Nazzareno Torquati circa il problema dei trasporti per disabili, è arrivata la secca replica di Jonni Perozzi, Presidente provinciale e responsabile nazionale disabili, dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus: «Avevamo chiesto di rispettare un diritto, quello di viaggiare nei mezzi pubblici come tutti i cittadini abili, ma la vicenda a quanto pare è diventato solo uno scambio politico di idee che non risolvono il problema, ma distruggono semplicemente la dignità dell’uomo. Io ero presente a quella riunione e il risultato che né venuto fuori è sconcertante alla luce dei fatti messi in piazza in questi giorni».

Continua Perozzi: «Alla riunione dell’8 luglio gli amministratori dopo averci illustrato il quadro desolante dei mezzi pubblici provvisti di pedana per i disabili (due a San Benedetto e una a Porto d’Ascoli) e disegnato il quadro economico anche’esso disastroso, hanno proposto una soluzione temporanea che tutti conosciamo: il pullman “a chiamata”».

«In parte abbiamo accettato la proposta solo perché si trattava di un’iniziativa tampone, ma – Perozzi arriva al punto della sua critica – a distanza di giorni ci siamo resi conto che l’argomento disabili è diventato un “battibecco” politico che allontanava la realtà dai fatti. Le soluzioni che dovevano essere provvisorie addirittura sono diventate definitive, stando alle dichiarazioni mezzo stampa dell’assessore Emili che oggi annuncia addirittura che: l’idea del trasporto a chiamata appare come la più avanzata per i disabili».

Rincara Perozzi, tra l’altro presidente del quartiere Agraria, rincara la dose: «Gentili amministratori, vi ricordiamo che il problema esiste e la soluzione da voi proposta è la strada che porta alla ghettizzazione non all’autonomia. I cosiddetti pullman “a chiamata” presuppongono uscite programmate limitando fortemente la socializzazione del disabile. Per questo alla riunione abbiamo ribadito che i mezzi pubblici devono esser accessibili tutti e per tutti. E’ difficile poi credere che tra le tante motivazioni plausibili, un amministratore possa vedere un disabile quasi come un “oggetto”, zavorra che rallenterebbe i ritmi e le necessità dei passeggeri “perfettamente abili”. Lo ritengo di cattivo gusto».

«Non accetteremo mai facili soluzioni – conclude – perchè questo non ha nulla a che vedere con le vere politiche per i disabili. Tutto questo piuttosto ha l’aria di un propagandare fatti che nel testo hanno una forma ma che nella sostanza non cambiano la condizione di disagio del diversamente abile».

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