ASCOLI PICENO – Il consiglio camerale della Camera di Commercio è stato incentrato sulla riorganizzazione dell’organico in virtù del fatto che la divisione della provincia con Fermo ha visto quasi il dimezzamento delle imprese nella provincia ascolana.

«L’organico della Camera di Commercio di Ascoli deve essere ridimensionato – sottolinea Adriano Federici, presidente della Camera di Commercio – per ristabilire quel rapporto di equilibrio che, prima della divisione delle province, aveva reso l’ente camerale ascolano tra i più virtuosi d’Italia. I dipendenti dell’ente allora erano cinquantasei, in un rapporto perfetto di uno a mille. Oggi, a fronte della separazione, i dipendenti ascolani sono quarantasei: troppi rispetto alla reale necessità

Il presidente Adriano Federici ha inoltre proposto ai dipendenti in esubero della Camera di Commercio di Ascoli degli incentivi per chi avesse deciso di trasferirsi nella nuova Camera, in accordo con l’Ente camerale fermano  a seguito di diversi incontri sostenuti con i sindacati.

«Le segreterie regionali di Cisl e Cgil – continua il presidente – ci hanno  chiesto di soprassedere all’atto di delibera nel quale si trattava del ridimensionamento dell’organico a ventinove unità. In seguito a questa richiesta è stato concordato  un incontro a Roma nella sede dell’Unioncamere nazionale alla presenza delle segreterie dei sindacati nazionali, dei presidenti delle Camere di Ascoli e Fermo, delle due delegazioni delle rispettive Camere, del segretario generale Marco Peroni e di una rappresentanza dei revisori dei conti. In caso di esito positivo dell’incontro si provvederà ad un’ulteriore giunta ed un ulteriore consiglio per rivedere la pianta organica della Camera di Commercio di Ascoli».

Il Consiglio ha approvato la determinazione dell’organico a ventinove unità, con un solo voto contrario, quello del consigliere Giuseppe Pacetti, segretario Uil, che ha chiesto che le unità mantenute nell’organico ascolano siano portate a trentatre.

Il presidente della Camera di Commercio Adriano Federci ha  concluso il suo intervento sottolineando che il problema non è stato creato dalla Camera di Commercio ascolana, ma è frutto della divisione politica del territorio.

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