RIPATRANSONE – Delusi dalle risposte degli assessori regionali Sandro Donati e Antonio Canzian, intenzionati a interessare del loro caso la Procura della Repubblica di Fermo attraverso un esposto. E’ quanto emerge dall’ultimo intervento del comitato Villa Santi-Val Menocchia, che si batte contro la futura realizzazione di un impianto di produzione elettrica alimentato a biomasse, nel territorio ripano, presso l’azienda “Texon Italia”.

Affermano Anna Pennesi e Antonio Germani, del comitato civico: «Nonostante le assicurazioni che i due assessori regionali ci hanno personalmente dato nell’incontro di venti giorni fa in Regione su un loro diretto interessamento alla vicenda della centrale Texon di Ripatransone, niente è stato fatto».
La ricostruzione fornita ai giornali dai due cittadini è questa: «L’assessore Canzian non si è neanche degnato di una risposta, nonostante gli avessimo inviato una corposa documentazione, da lui richiestaci, nella quale mettevamo in evidenza tutti i punti critici del progetto. L’assessore Donati, anziché sottoporre il riesame di tale documentazione all’ufficio legale della Regione come promesso, l’ha affidata proprio allo stesso dirigente, Luciano Calvarese, che ha firmato sei mesi fa l’autorizzazione all’impianto, il 24 dicembre 2009 (clicca qui per leggere il documento di autorizzazione, ndr). Ma come si poteva sperare che questo funzionario smentisse il proprio operato? E infatti, a detta di Calvarese, l’autorizzazione è del tutto legittima, e Donati ne avalla la risposta».

Il comitato, spalleggiato dai sindaci di Massignano, Montefiore e Carassai, teme l’impatto ambientale e paesaggistico dell’impianto energetico e ora vuole ricorrere all’autorità giudiziaria per ricevere risposta ai propri quesiti.

«I cittadini della Val Menocchia hanno chiaramente espresso la loro contrarietà al progetto attraverso le 2232 firme raccolte e consegnate in Regione; è assurdo non tenerne conto, questo la dice lunga sul solco che sempre più si allarga fra i rappresentanti politici ed i cittadini. Ora sarà un magistrato a stabilire se è tutto regolare. Sicuramente quel progetto non era completo, visto che poi l’Arpam ne ha chiesto una integrazione».

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