SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dalla Dc a Casini. Per Vittorio Santori si tratterebbe della classica chiusura di un cerchio, di un ritorno al punto di partenza dopo una lunga parentesi berlusconiana cominciata con Forza Italia e proseguita col Popolo delle Libertà, fino alla clamorosa e irreversibile rottura dello scorso aprile.

Una possibilità, quella centrista, confermata nella serata di lunedì quando all’Auditorium Tebaldini l’avvocato sambenedettese, oggi coordinatore regionale dei circoli “Liberal”, ha ospitato il fondatore e direttore dell’omonimo mensile, Ferdinando Adornato.

«Abbiamo cercato di sensibilizzare i cittadini di fronte alla necessità di ricostruire un centro per il governo del Paese», ha spiegato Santori a Rivieraoggi.it. «Ciò può avvenire solo con la costituzione di un grande terzo polo, che vada dai finiani fino ai rutelliani e che Casini vuole creare con il “Partito della Nazione”, che dovrebbe essere lanciato a ottobre».

Nessuna ipotesi di matrimonio con l’Udc dunque, ma solo ed esclusivamente un’apertura ad un ancora “fumoso” ed utopico PdN, che per Santori tuttavia rappresenta già una realtà: «La sinistra è allo sfacelo e il centrodestra si sta dimostrando incapace di attuare buone manovre finanziarie. C’è bisogno di una politica che dia soluzioni concrete».

Strategie che comunque non cancellano le amarezze provocate dal divorzio col Pdl, avvenuto all’indomani delle tornate regionali: «Il mio nome fu scelto ad alta voce dal partito, ma poi Ceroni pensò bene di avviare una campagna contro di me ottenendo che entrasse in gioco pure un candidato di Ascoli. Un piano che a San Benedetto venne appoggiato da Piunti e Gabrielli che lavorarono contro di me e soprattutto contro la città, che si è ritrovata senza rappresentanti in Regione».

Veri e propri siluri che però, secondo qualcuno, non sarebbero mai stati lanciati da Santori se non si fosse ritrovato “a piedi” nella tortuosa corsa a Palazzo Raffaello. «Non è così, lo scontro interno era in atto da un po’. Certe cose le denuncio da tempo: non è stata mai fatta una riunione, non c’è mai stato un confronto, mai un dibattito. Gli elettori non sono mai stati chiamati in causa. Mi sono sempre ribellato e forse per questo motivo risultavo scomodo. Forza Italia e il Pdl sono stati una grossa illusione; è inutile stare in un raggruppamento se questo non serve alla gente».

Quale allora il futuro? «Nel 2011 mi presenterò alle comunali con questa fresca realtà. Ma non come candidato sindaco».

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