ANCONA – Non ci saranno più i sostegni per i disabili, per i non autosufficienti e le loro famiglie, verranno cancellate le agevolazioni e soprattutto i servizi ferroviari ai lavoratori e agli studenti pendolari, verranno drasticamente ridotti i servizi per la salute e la sicurezza, le piccole e micro imprese non avranno più aiuti per l’innovazione e gli investimenti.

Queste previsione molto preoccupanti sarebbero alcune delle conseguenze immediate della manovra finanziaria del Governo nazionale, secondo la giunta della Regione Marche, se il provvedimento dovesse andare in porto senza modifiche.

Di questo si è parlato lunedì nel corso dell’incontro della giunta regionale con i parlamentari marchigiani invitati a Palazzo Raffaello per valutare le iniziative comuni in vista della discussione e votazione in Parlamento. All’incontro sono intervenuti per il Pd i parlamentari Luciano Agostini, Silvana Amati, Oriano Giovanelli, Marina Magistrelli, Giorgio Tonini, Massimo Vannucci; Amedeo Ciccanti dell’Udc, Luciana Sbarbati dei Repubblicani Europei e Carlo Ciccioli del Pdl. Presenti il presidente della Regione Gian Mario Spacca e buona parte della giunta regionale: Paolo Petrini, Pietro Marcolini, Sara Giannini, Almerino Mezzolani, Luca Marconi, Luigi Viventi.

«A fronte di questa difficile situazione – è stato sottolineato dai rappresentanti di giunta, l’assessore al bilancio Marcolini in testa – la Regione ha fatto il possibile: dall’abolizione degli enti strumentali, ai tagli dei consigli di amministrazione, dal rigore più assoluto delle spese generali alle eliminazione delle auto blu; ma visto che la razionalizzazione delle spese è già in atto da anni, i margini sono molto ridotti. Con le misure prese si risparmieranno 5 milioni di euro, una goccia nel mare rispetto ai 130 milioni di euro che verranno a mancare solo nel primo anno per la manovra del Governo. Il taglio complessivo per le Marche infatti sarà di circa 400 milioni di euro in tre anni».

La Regione non contesta il saldo complessivo della manovra, ma chiede che il metodo sia cambiato: no quindi ai tagli lineari che non tengono conto delle Regioni virtuose e sì ad una partecipazione al risparmio in modo corrispondente da parte dello Stato. Attualmente infatti l’80% dei tagli ricade sulle Regioni (50%) e sugli enti locali. I parlamentari del centrosinistra hanno insistito sulla necessità di una modifica sostanziale della manovra che, a saldo invariato, renda più equa la distribuzione del carico tra enti locali e Stato. Tutti hanno assicurato il massimo impegno in aula affinchè la manovra venga modificata. Su questi aspetti dovrebbero concentrarsi gli emendamenti che verranno presentati in aula. Spacca ha quindi ribadito ai parlamentari che, se la manovra verrà approvata nella sua versione attuale, le Regioni che hanno fatto fronte comune, sono pronte a restituire le loro competenze e a fare ricorso alla Corte Costituzionale. L’ufficio legale della Conferenza delle Regioni è già al lavoro per individuare le modalità idonee.

Il pidiellino Ciccioli da parte sua ha dichiarato che al di là della rimodulazione dei tagli che il Presidente Berlusconi sta cercando di attuare in queste ore per ridurre l’impatto della manovra finanziaria sulle Regioni, la manovra economica che sta facendo il Governo è stata decisa a livello internazionale per rispettare il patto di stabilità sul debito pubblico e per mantenere un minimo di competitività industriale e coesione sociale in uno scenario internazionale che vede l’emergere di paesi come l’India, la Cina e il Brasile che chiedono con forza che il benessere si spalmi al di là dei confini europei.

In base ai calcoli effettuati sugli effetti della manovra risulta che i fondi trasferiti alle Regioni verrebbero ridotti del 67%. Dai 6 miliardi annuali si passerebbe a 2 miliardi nel 2011 (con un taglio di ben 4 miliardi), a 1,5 miliardi bel 2012 e 2013 (-4,5 miliardi).

(SCARICA FRA I DOCUMENTI ALLEGATI IL FILE PDF CON LA STIMA DEI TAGLI PREVISTI ALLA SPESA PUBBLICA REGIONALE)

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