MARTINSICURO – L’acqua come bene pubblico o come servizio erogato da privati? Il tema, di estrema attualità alla luce dei recenti provvedimenti governativi sulla riforma dei servizi pubblici locali, è approdato anche a Martinsicuro, con uno specifico ordine del giorno presentato dal Partito Democratico, in cui si è chiesto all’intero Consiglio comunale di esprimersi sulla partecipazione privata nella gestione idrica locale.

Un argomento che ha suscitato interesse ed acceso il dibattito per oltre un’ora, seppure da più fronti, sia dalla maggioranza che dalle opposizioni, si sia constatata la necessità di ulteriori approfondimenti per una discussione più circostanziata e consapevole.

«L’argomento è piuttosto complesso – ha affermato l’assessore all’Urbanistica Abramo Micozzi – ci sono sfaccettature ed aspetti da studiare prima di potersi pronunciare».

«Non sempre la gestione pubblica è sinonimo di efficienza – ha affermato Gianfranco De Luca degli ex An – così come la privatizzazione. Se si deve privatizzare un servizio pubblico per avere una maggiore efficienza, si faccia attenzione nell’effettuare i debiti controlli per non dare origine a sprechi, come è successo invece con il caso Pubbliluce».

Di simile parere anche Paolo Camaioni di Città Attiva che, pur condividendo gran parte dell’ordine del giorno del Pd, ha pure constatato che «non sempre la gestione pubblica di un servizio fa dormire sonni tranquilli», manifestando quindi perplessità sulla votazione.

«La gestione pubblica se vogliamo – ha commentato Romano Antonini del Pd – può funzionare, e qualora non funzionasse si può sempre intervenire per cambiare le cose, non altrettanto invece si può fare in una gestione privata». Si è deciso pertanto in maniera concorde di ritirare il punto e di riproporlo in un secondo tempo a seguito di ulteriori approfondimenti.

Lapidaria invece la considerazione del sindaco Di Salvatore: «La posizione del Pd sull’argomento è di carattere esclusivamente politico, pertanto ritirare il punto non dà per scontato che si dovrà tornare a parlarne in un successivo Consiglio comunale».

Dura la protesta di Antonini, che alla luce dell’accordo tra maggioranza ed opposizione sul tema, ha affermato di essere «profondamente stupito della inaspettata risposta del sindaco».

Sostanziale comunione di intenti invece si è avuta nella constatazione che «l’accesso all’acqua è un diritto umano universale e inalienabile».

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