SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Con il federalismo demaniale e il passaggio agli enti locali dei beni e dei terreni del Demanio Statale (non del Demanio Marittimo), il Comune di San Benedetto entra in possesso dell’importantissima e bellissima area degli impianti sportivi in centro, con le pinete e l’area di viale Buozzi.

L’elenco ufficiale è giunto in Comune da Roma dal ministero del Tesoro, alcuni giorni fa. Il sindaco Gaspari ha voluto attendere la pressochè raggiunta ufficialità del provvedimento governativo per rendere noto l’elenco.

La pineta del lungomare Marconi davanti all’ex camping, l’area del Circolo Tennis Maggioni in pieno centro, e poi la sede del Consorzio Turistico in via delle Tamerici (ex ufficio Iat), il complesso Pattinaggio “Panfili”, le zone stradali intorno al vecchio stadio Ballarin non acquisite dal Comune due anni fa al tempo dell’acquisto del vecchio stadio proprio dal Demanio. Escluse le zone del Demanio Marittimo, come piazza Caduti del Mare o l’ex galoppatoio.
Il trasferimento dallo Stato permette al Comune di risparmiare il pagamento dei canoni e di guadagnare dalla riscossione di canoni e affitti. Nell’elenco sono compresi poi alcune particelle catastali di edifici residenziali, ex opifici, strade pubbliche.

Afferma il sindaco Gaspari: “Si tratta di beni disponibili, i Comuni possono valorizzarli e cambiare loro destinazione urbanistica. Nel caso di San Benedetto, voglio comunque chiarire che finchè sarò sindaco io non permetterò speculazioni su queste aree”. Il sindaco, poi, affiancato dal coordinatore comunale del Pd Felice Gregori, ha ricordato l’opera del padre di quest’ultimo, Primo Gregori, sindaco a metà anni settanta che con il suo Piano dei Servizi diede il volto attuale all’area centrale degli impianti sportivi.

Insomma, viva il ministro Tremonti? Gregori frena: “No, perchè i tagli economici dallo Stato agli enti locali cresceranno”.

Infine, ancora veleno sulla questione dello spostamento dell’ufficio Iat (Informazione e accoglienza turistica) e della vecchia sede, diventata ora di proprietà del Comune e per il quale la Provincia pare abbia dei progetti relativi a un centro aggregativo: “L’ex Iat? Non è in vendita alla Provincia”, dice un Gaspari molto contrariato dallo spostamento dell’ufficio di fronte all’ex cinema Calabresi.
PARADOSSO BALLARIN Comunque, se oggi il federalismo demaniale fornisce al Comune dei beni fonti di ricavo e di risparmio, c’è anche la beffa del Ballarin. Acquistato dal Demanio nel 2008, con tanto di vincolo che poi contrariamente alle attese ha bloccato l’operazione “Grande Opera” con la Fondazione Carisap, ora anche il Ballarin sarebbe giunto gratuitamente al Comune proprio grazie al decreto legge del Governo.

La beffa ulteriore è che sul Ballarin, per il quale il Comune ha speso 300mila euro di fondi propri, ci sono vincoli che ne impediscono la vendita per dieci anni. Sui beni appena sdemanializzati gratuitamente, invece, vincoli non ce ne sono.

“Presenteremo richiesta ufficiale per avere indietro quei fondi spesi dal Comune per l’acquisto del Ballarin dal Demanio”, è l’affermazione piccata di un sindaco che sull’operazione Ballarin non può far altro che mangiarsi le mani.

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