SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il “Piano Hotel” è stato approvato dal consiglio comunale. Con l’astensione del Verde Marinucci, l’assise ha promosso a maggioranza nella notte del 1° luglio scorso l’adozione del piano particolareggiato delle strutture ricettive, con non poche polemiche da parte dell’opposizione, ma anche all’interno della stessa maggioranza.

«Il piano manca di una strategia su come impostare un turismo fatto di qualità e sostenibilità lasciando l’iniziativa al privato», ha denunciato Bruno Gabrielli, seguito dagli ormai eterni nemici dell’amministrazione, Daniele Primavera e Mario Narcisi.

«Tanta attesa – ha affermato l’esponente di Rifondazione – è stata tradotta in un semplice adeguamento alla norma regionale, privo dunque della previsione delle linee di sviluppo della San Benedetto futura».

Di «loculi di lusso» ha invece parlato il medico socialista Narcisi, affermando che il provvedimento «rischia di aggravare con premi di cubatura il già grave disordine consumatosi negli ultimi decenni», mentre una sempre più dubbiosa Lina Lazzari (Pd) ha citato la legge regionale 9/2006 a cui il piano si ispira, che «non prevede la possibilità di utilizzare gli aumenti volumetrici per ampliare il numero di posti letto ma solo per interventi migliorativi nei servizi».

Non è più una sorpresa, almeno dal 23 dicembre 2009, il punto di vista del “repubblicano” Antonio Felicetti, che dopo aver sferrato un duro attacco alla politica urbanistica “martinelliana”, ha al contempo difeso a spada tratta l’operato di Gaspari: «Bisogna avere fiducia nella capacità degli imprenditori di fare investimenti mirati alle richieste del mercato. Questo piano dà l’opportunità a chi vuole investire di farlo per migliorare la qualità dell’accoglienza».

Il primo cittadino ha dal canto suo evidenziato come tale passo sia una condizione essenziale per consentire interventi di riqualificazione: «Abbiamo ferme negli uffici delle richieste di permessi. Possono essere sbloccate con l’approvazione di questo strumento, che è un esempio di trasparenza ed equità perché è il Comune che dice a tutti come e dove fare gli eventuali interventi».

VIDEOPOKER Precedentemente era stato inoltre ratificato il regolamento relativo alle sale da gioco che, tra le altre cose, non potranno essere collocate a meno di 500 metri da scuole, parrocchie ed impianti sportivi. «Un atto di grande civiltà», lo ha definito l’assessore al Commercio, Domenico Mozzoni.

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