ASCOLI PICENO-  Misura cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Ascoli Piceno per i reati di violenza sessuale, sequestro di persona, violenza privata, lesioni aggravate, minaccia grave, molestie, danneggiamento e furto. Ordinanza notificata venerdì mattina direttamente in carcere a Silvio Capone, 37enne, originario di Pescara, operaio ma soprattutto secondo gli inquirenti più che molestatore “aguzzino” della propria compagna.

All’origine una insana e cieca gelosia che lo ha portato a rendere la vita della donna un vero e proprio inferno ed ad avere diverse segnalazioni in Questura. Dedito all’alcol ed al gioco d’azzardo Capone non riusciva a sopportare l’idea che la donna avesse deciso di lasciarlo, convinto che alla base non vi fosse il bisogno disperato di sfuggire a una spira di violenze, minacce, e percosse, ma un amore fedifrago della compagna.

Questa convinzione ha fatto perdere completamente l’uso della ragione all’uomo che il 23 giugno aspetta che la compagna esca dal lavoro, la pedina con la propria auto e con manovre spericolate blocca il mezzo della donna. Quindi con la forza alimentata da un’ira cieca la “sequestra” e dopo avergli tolto le chiavi di casa ed il cellulare la costringe a seguirlo a bordo della propria auto.

Arrivato in una zona deserta in aperta campagna Capone, minacciandola di morte, incurante delle sue implorazioni, la obbliga ad avere con lui un rapporto sessuale e, mentre questo è in atto, con sadica follia, costringe la giovane donna a telefonare al presunto rivale per comunicargli la fine della relazione.

Ma non è finita. Una volta tornati a casa, in tarda serata, l’uomo violenta per la seconda volte la donna urlandogli in faccia di volerla mettere incinta per legarla in questo modo a lui. Solo la mattina dopo, quando l’uomo si reca tranquillamente al lavoro convinto di aver assoggettato la donna alla propria volontà, la poveretta trova la forza di recarsi all’Ospedale dove viene medicata per numerose ecchimosi e su propria richiesta, le viene data una pillola abortiva.

Il Capone, una volta scoperto di essere stato lasciato, diventa ancor più esagitato e cerca in tutti i modi di scoprire dove si trova il nuovo alloggio della donna che continua a tempestare di telefonate e messaggi. Alla fine, spacciandosi per un medico dell’Inps, telefona al posto di lavoro della consorte per chiedere al datore di lavoro il nuovo domicilio.

Nella serata di giovedì proprio presso il nuovo indirizzo gli agenti della Questura, che nel frattempo, dopo la denuncia della donna, avevano pedinato l’uomo passo passo, trovano il Capone a bordo del proprio automezzo, completamente ubriaco.

Il soggetto, in preda ai fumi dell’alcol ed ad una furia cieca che ormai lo perseguita si scaglia contro i poliziotti che gli stanno ritirando patente e macchina. Poi viene subito immobilizzato e trasferito in Questura e quindi in carcere con, tra l’altro, l’accusa di violenza a pubblico ufficiale. Un aiuto determinante ai fini dell’arresto e delle imputazioni perseguite contro il Capone è stato fornito dalle intercettazioni.

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