SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Apprezziamo l’impegno del vice presidente della Provincia ma un solo autobus a norma non è la soluzione al problema barriere architettoniche»: questa la risposta di Jonni Perozzi, Presidente provinciale e responsabile nazionale disabili, dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onlus, all’indomani dell’impegno del vice presidente Pasqualino Piunti. Il portavoce della protesta lancia un appello che spera possano divenire oggetto di discussione nel prossimo tavolo di concertazione tra ente pubblico, disabili e sostenitori. Dopo la protesta di Giuseppe Greco è arrivato un segnale positivo dopo trent’anni di buio, sostiene Jonni Perozzi.
Dialogo e collaborazione sono la parola d’ordine: «E’ chiaro che i figli non devono pagare gli errori dei padri, ma non devono nemmeno tamponare tacitamente gli sbagli dei loro predecessori, altrimenti il rischio sarà quello di fortificare l’idea che per le amministrazioni esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B».

Decisa la linea di pensiero adottata da Perozzi che ancora una volta rilancia un messaggio morale alle istituzioni: «Le promesse o le opere tampone sono un gesto apprezzabile ma non sono la soluzione e non rendono la nostra società alla portata di tutti. Segue Jonni, spero che questo si possa ben capire e discutere nelle dovute sedi e con le dovute soluzioni altrimenti ogni sforzo sarà vano».

Lui stesso definisce la situazione molto complessa ma non per questo impossibile da risolvere: «Basta prender spunto da paesi come la Germania, hanno qualcosa da insegnarci in ambito di parità e pure nonostante sia un nostro diritto quello di viaggiare liberi siamo costretti ad elemosinare giustizia, non è giusto questo in una città come la nostra, – e ancora – non chiediamo l’ultima delle tecnologie, ma almeno una pedana in tutti i mezzi pubblici».

Ci sono leggi che sembrerebbero sconosciute ai più, secondo Perozzi. Trattasi della numero 118 del 30 marzo 1971 scritte proprio per chiarire un concetto di base: “Soluzioni, no tamponi“.
In attesa dell’incontro con le istituzioni il portavoce Perozzi invita alla riflessione e chiede progetti a breve termine perché come lui stesso definisce: un disabile non chiede compassione o favori, vuole solo vedersi riconosciuto ed attuato un diritto scritto e sancito.

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