SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Signore e signori, ecco a voi la poesia in dialetto sambenedettese: si chiama ”Lu Caléje” (La nebbia), è una raccolta di poesie in vernacolo sambenedettese (tradotte anche in italiano) e sarà presentato al pubblico venerdì 2 luglio alle 21 e 30 presso la Palazzina Azzurra.
L’autore è un’autentica istituzione della cultura popolare sambenedettese, Giovanni Quondamatteo, fresco ultraottantenne e memoria storica di una San Benedetto di altri tempi, proviene da una tipica famiglia marinara la cui origine si perde nella notte dei tempi.
Autore di componimenti dolci e veraci, nella sua opera tocca i temi del folclore popolano, della religiosità marinara, delle tradizioni legate alla pesca, cogliendo con il suo sguardo puro anche le trasformazioni urbane e sociali dell’era moderna.
La sua lingua è una lingua viva, da tutelare affinché non scompaia. Il vero dialetto sambenedettese, ostico nella pronuncia e nella scrittura, “assediato” nel corso dei decenni dalle parlate dialettali della vallata del Tronto, giunte a San Benedetto con l’emigrazione dai centri limitrofi durante il dopoguerra.
Un patrimonio da custodire, studiare e tramandare. Per farlo, come ci insegna la storia della letteratura italiana, non c’è mezzo migliore della poesia.
Per Quondamatteo si tratta della seconda raccolta di poesie, dopo “La Uléie” del 1996.
La serata del 2 luglio sarà presentata dall’esperto di storia e tradizioni locali Gabriele Cavezzi, affiancato dall’assessore comunale alla Cultura Margherita Sorge. L’amministrazione Gaspari infatti ha dato impulso alla pubblicazione del volume, raccogliendo l’importanza del suo valore culturale e sociale.
Una curiosità: Giovanni Quondamatteo nel 2008 ha ottenuto il primo premio “I Castelli della Sapienza” per la sezione poesia satirica, assegnato dall’Università delle Tre Età di Roma.

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