ASCOLI PICENO – «Le dichiarazioni rese dal sindaco di San Benedetto Gaspari, grande ispiratore della manovra che porterà – grazie all’apporto dell’Udc – all’elezione di un fermano alla presidenza del Ciip, sono sconcertanti ed espressive di una logica partitica che respingiamo».

Così il sindaco di Ascoli Guido Castelli al termine della seduta di consiglio comunale di oggi, giovedì, durante la quale è stata votata una lista sottoscritta dal sindaco stesso che fa capo ad una piattaforma programmatica da presentare al momento della votazione dell’assemblea prevista per domani. E che potrebbe portare alla nomina a presidente del fermano Pino Alati.

«Gaspari – afferma Castelli – ha dichiarato che “dopo anni di dominio del centrodestra il Ciip sta per diventare appannaggio del centrosinistra”. Siamo di fronte ad una logica di puro potere secondo cui la discriminante – almeno per i sindaci Pd – è il colore della tessera e non la qualità del servizio».

«La piattaforma programmatica della lista che ho sottoscritto – spiega ancora il sindaco di Ascoli – è nota ed è stata di fatto approvata anche dal centrosinistra ascolano (Udc esclusa). Al contrario non è dato sapere quale sia il contenuto della proposta alternativa. Non mi sono mai arroccato sulle posizioni dei singoli pur nutrendo grande stima di Paolo Nigrotti che da domani non sarà più presidente della società».

Castelli insomma è favorevole a dare continuità all’attuale gestione che, sempre secondo il sindaco, è stata più che soddisfacente. «Il bilancio – spiega – parla di un utile di 570 mila euro e comunque, grazie a questa gestione, la Ciip è stata, su 64 società pubbliche, una delle sei che l’Autorità di Vigilanza dei Lavori Pubblici ha ritenuto meritevoli di ottenere l’affidamento in house. Secondo la Data Bank di Milano il grado di customer satisfaction dei clienti Ciip è il più alto d’Italia».

«Abbiamo votato favorevolmente alla relazione programmatica e al bilancio consultivo – spiega Valentina Bellini (Pd) – ma non abbiamo dato mandato al sindaco di scegliere le persone; c’è stato un irrigidimento delle posizioni che sembra appartenere a logiche di posizionamento e di potere. Non ci è piaciuto il metodo in cui sono stati scelti i nomi e avremmo preferito discorsi incentrati sui programmi piuttosto che contenziosi su conflitti di potere che francamente si potevano risparmiare».

Voto totalmente contrario invece è stato espresso dall’Udc. «I motivi per cui siamo contrari – spiega Francesco Viscione – sono molteplici; non dimentichiamo ad esempio Tallacano».

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