Molto severo il disappunto di Camaioni (ne riportiamo una sintesi senza modificarne il pensiero) nei confronti di Rifondazione Comunista. Tra i soliti personalismi evitabili riporta realtà sacrosante che meritano, secondo me, riflessioni importanti da parte della politica e di tutti i cittadini della Riviera delle Palme. Una critica che, letta in buona fede, può dare luogo a considerazioni che mi auguro altrettanto costruttive. Eccola:
«Con tre parole (antico – combattivo – sostenitore) avete alla fine tirato in ballo anche me, per cui mi tocca rispondervi. Gli altri faranno come gli pare. Intanto, se proprio non avete altro da fare, chiedetevelo pure “cosa ci sia da mettere insieme tra persone così diverse” nel neonato Comitato Tutela Costa Picena.
Io non me lo chiedo. Non m’interessa, io spero che il Comitato funzioni. Proprio voi politici dovreste saperlo che, quando nasce qualcosa, s’imbarca quasi sempre qualcuno che o non c’entra niente, o che prima era contro, o che non sapeva, o che dormiva, o che mo’ c’ha ripensato, o che vuol fare il cavallo di Troia, o che è una spia, o che è un furbo, o che è un curioso, o che l’hanno cacciato di casa, o che s’è rinsavito… Problemi suoi.  Fanno spesso così, i politici. Come pure, se pensate e dite “che il Comitato nasce nell’intento di attaccare strumentalmente l’amministrazione grottammarese per guadagnarsi un po’ di visibilità”, siete fuori strada. Possibile non riusciate mai a rispondere diverso? Sempre lo stesso disco: noioso, lagnoso, tignoso, goffo, patetico.
Nel merito, il vostro comunicato nvece è stupefacente: dopo esser stati sotto traccia per più di un anno e mezzo, in pratica approvando supini ogni decisione della Regione e dell’Amministrazione, dopo aver sempre minimizzato i problemi che andavano sorgendo, dopo non aver mai preso seriamente in considerazione qualche voce contraria, dopo aver sistematicamente ignorato, per esempio, le nostre (PGC e SDG) documentate obiezioni (da dicembre ’08 ad oggi 39 lettere – in media una ogni 14 giorni – inviate anche in Regione, ai giornali, alla Provincia, ai Comuni, alla Capitaneria, ai Carabinieri del NOE di Ancona, ai progettisti, alle associazioni di categoria, ai cosiddetti ambientalisti, a politici di ogni risma) su tutti quei costosissimi e invasivi lavori costieri che con ogni evidenza peggioravano irreversibilmente la situazione, dopo non avermi/ci mai risposto (come tanti, del resto, a parte l’ottimo Primavera sui problemi sambenedettesi, mi pare però più a titolo personale che altro), dopo esservi sempre sussiegosamente girati dall’altra parte, adesso pensate di cavarvela tirando fuori una vecchia conferenzuccia stampa, qualche strillo di Rossi, le morbide veline e gli improbabili equilibrismi tattici, per concludere auto-incensandovi, come fate sempre?  Ah, la sobria bontà del vostro lavoro (!).
Invece di fregiarvi o nascondervi sotto inflazionate bandiere blu (adesso anche verdi “eco-school”!) comprate a stock e che non incantano più  nessuno, guardatevi intorno: guardate le rive e le spiagge, guardate il mare ridotto a laguna senza più vita, guardate le scogliere coi “pennelli” come hanno mutato in peggio il paesaggio, guardate le sabbie nere, guardate i sassi migratori, guardate le palme stecchite, guardate i nuovi chalet-fortezze più arroganti e invadenti che mai, guardate i pericolosissimi spezzoni di piste ciclabili che non vanno da nessuna parte, guardate i guasti e gli sprechi, annusate l’aria, aprite le orecchie, ascoltate anche chi non vi adula. Non c’era necessità di questi interventi. Di altri, studiati e condivisi sì. Prendetevi le vostre responsabilità.
P.S. La famigerata “macchina tritasassi” non è una mia invenzione.  La annunciarono entusiasti (!) Marzialetti, Perazzoli e Merli, doveva servire a fabbricarci la sabbia in casa!  Non arrivò – dissero – per problemi tecnici di trasporto dalla Germania. Affittarono quindi una macchina-separatrice, che non è servita a niente, salvo a far rubare i sassi più grandi (per portarli chissà dove) ai nuovissimi camion-spyder dalla capote elettrica. A me è sfuggito il termine tritasassi nella riunione del 18 giugno e nel comunicato n.38.  Chiedo scusa». (PGC)

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