servizio video a cura di Salvatore Antonelli, per vederlo cliccare sull’icona rettangolare sulla destra
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si chiama Giuseppe Greco e da 15 anni vive sulla sedia a rotelle. Sabato 19 giugno è sceso dal sottopasso di via D’Annunzio in Zona Ascolani con la sua carrozzina ma la ripida risalita per lui è stata fatale. Il peso del suo corpo ha fatto leva catapultandolo indietro. Ha battuto il capo ferendosi gravemente.

Fortunatamente la dinamica di questo episodio è stata studiata a tavolino da mesi perché quell’incidente di pura finzione aveva lo scopo d’informare dei gravi rischi ai quali i disabili vanno incontro.

Informare che esistono barriere non è abbastanza secondo Giuseppe e alla sua battaglia detta un motto severo: «Dovete capire anche le conseguenze fisiche, morali e sociali delle barriere architettoniche e io sono disposto veramente a tutto pur di far crollare il muro dell’indifferenza».

Sulle orme di Jonni Perozzi, che da tempo tiene alta l’attenzione sul tema disabilità, anche Giuseppe a modo suo è intenzionato a denunciare costantemente tramite il web le barriere e i rischi davanti a cui la vita di molte persone si ferma per un istante o per sempre. Dice di voler rompere ogni schema “omertoso” avvicinando la società, le istituzioni e la stampa al mondo dei disabili per capire che le parole frustrazione, sofferenza e dolore sono una realtà costante nella loro vita.

Un messaggio alla comunità e non solo, per avvicinare ancor più le istituzioni al noto problema delle barriere architettoniche ma soprattutto per invitare tutti i disabili a non tacere.

«Vorrei che le istituzioni capissero che sono disposto a tutto pur di aprire un varco in questo mondo fatto di limitazioni, privazioni e dolore», ci riferisce Giuseppe che con tenacia segue il suo obiettivo invitando tutta la popolazione a vedere i suoi video, capire il senso di una vita fatta di limitazioni molto spesso ignorate.

«Certo – prosegue Giuseppe – io ci tengo alla mia pellaccia, ma meglio uscire e agire, che starsene in casa e cadere nel vittimismo. Non indignatevi ma prendete coscienza. Serve anche il vostro aiuto. Io sono a vostra disposizione contattatemi: peppe@runner74.it».

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