SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’estorsione non attacca in Riviera. Implicati nella vicenda a vario titolo cinque persone, tre italiani e due albanesi. Il fatto inizia l’otto aprile scorso quando agenti del Commissariato di Polizia e Vigili del Fuoco intervenivano per domare l’incendio di una autovettura parcheggiata presso una autofficina ad Acquaviva Picena.

Era stato lo stesso proprietario ad avvertire dell’accaduto. Sul posto gli agenti trovano una molotov nei pressi del cancello pedonale dell’abitazione del carrozziere. Il titolare non esita a indicare quale responsabile Giovanni Neroni, del ‘64, nativo di San Benedetto del Tronto, pregiudicato, e un cittadino albanese a lui sconosciuto.

Pochi giorni prima, racconta il carrozziere, i due erano venuti a chiedergli una somma di denaro che sarebbe servita per finanziare la latitanza del Neroni il quale diceva di trovarsi in stato di latitanza per un ordine di custodia cautelare emesso dalla Procura di Teramo. Al netto rifiuto del titolare l’albanese lo aggrediva a calci e pugni salvo poi scappare entrambi a bordo di una macchina con alla guida un terzo uomo parcheggiata non lontano.

Dopo intense indagini del Commissariato di San Benedetto affiancato dalla Squadra Mobile di Ascoli, e tramite l’uso di intercettazioni telefoniche, il primo maggio scorso si arrivava alla cattura del Neroni in un casolare di campagna nei pressi di Ripatransone seguendo gli spostamenti della moglie. Sulla testa del latitante pendeva infatti una misura cautelare restrittiva emessa dal Gip del Tribunale di Teramo per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e falso.

Gli altri due indagati, di origini albanesi ed entrambi pregiudicati risultavano essere: Vilson Pepa, del ‘84, identificato come il presunto autore materiale dell’aggressione rintracciato seguendo gli spostamenti della sua compagna rumena, con gravi precedenti penali alle spalle tra cui un tentato omicidio, e K. E. del ‘84, autista del mezzo utilizzato per la fuga.

Alla luce degli elementi raccolti, il Gip del Tribunale di Ascoli ha emesso tre misure cautelari nei confronti di Neroni, Pepa Vilson e Loris Tanzi. I primi due, destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono indagati per i reati di tentata estorsione, incendio e lesioni, insieme all’albanese K.E., mentre il terzo, destinatario della misura degli arresti domiciliari, è indagato per il reato di favoreggiamento insieme a G. F. A.

Tanzi, classe 1972  di San Benedetto del Tronto, e G. F. A., classe 1953 di San Benedetto del Tronto, secondo le indagini sono emersi quali presunti favoreggiatori del Neroni nel periodo della sua latitanza. In particolare G.F.A. è proprietario del casolare dove si nascondeva il latitante, mentre il Tanzi attendeva alle esigenze quotidiane del latitante.

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