C’era una volta. Il video di un regista tedesco su quelle che erano le migliori caratteristiche della San Benedetto anni 70, mi hanno ricordato alcune nostre pecularietà ora scomparse nel nulla. Il galoppatoio a 20 metri dal mare, una caratteristica quasi unica nel panorama turistico italiano. Serviva renderlo un po’ più spettacolare, è stato smantellato. Spiaggia ampia, mare con fondale bassissimo che favorisce principalmente i bambini, una barca che arrivava quasi sulla riva a prendere turisti. Attrazioni originali come il trampolino seppur realizzato con tubi Innocenti. Locali alla moda come il Kontiki che registrava risonanza nazionale e forse internazionale. Insomma San Benedetto era un nome e non un semplice posto turistico come è oggi.

Le incompiute. La mia riflessione però non riguarda quel passato perché tutto cambia, tutto finisce anche se alimentare certe caratteristiche avrebbe sicuramente giovato al futuro turistico della nostra riviera. Mi voglio soffermare invece su un altro aspetto e cioè sulle tante iniziative più recenti finite nel nulla perchè nessuno è riuscito a far diventare pianta quanto seminato. Degli ultimi 15 anni voglio ricordare alcuni aborti che hanno messo in evidenza l’incapacità manageriale di chi ha avuto in mani il potere di San Benedetto: tutte potenziali buone iniziative finite nel nulla proprio quando era il momento di farle decollare. E’ vero che il decollo è la cosa più difficile ma significa anche che non abbiamo avuto amministratori in grado di farci volare investendo il dovuto, dopo averne finanziato l’avvio. O magari per altri motivi che lascio alla fantasia dei lettori.

Miss Italia. Da noi si tenevano le prefinali, manifestazione frivola quanto si vuole ma che movimentava gli ultimi giorni dell’estate senza pur raggiungere la notorietà di Salsomaggiore che ne ospita tuttora le finali. Occorreva, sin dall’inizio fare contratti con l’organizzatore Mirgigliani che prevedessero nel tempo un salto di livello come poteva essere lo sdoppiamento della finalissima. In caso contrario non valeva nemmeno iniziare anche se, quella di non portare a termine nulla, è ormai diventata la nostra caratteristica principale. Oggi l’estate finisce con una manifestazione come il Summer Game del 15 agosto. Amen.
Biennale delle Arti Nuove. Qualche anno fa l’amministrazione comunale sambenedettese decise di appoggiare un progetto impegnativo come quello di una mostra biennale che convogliasse nella nostra città gli artisti più “strani” del mondo con opere originali che non avevano in Italia un vero punto di riferimento, San Benedetto poteva diventare la collocazione ideale ed unica, quindi un’attrattiva nazionale e internazionale. Dopo la seconda edizione per la quale (posso assicurarlo personalmente) gli organizzatori dettero l’anima, in prossimità della terza non si proposero perché aspettavano un segnale da parte di sindaco & c., convinti che il proseguo della Biennale interessasse più alla città da essi rappresentata che a loro stessi. Silenzio assoluto, o meglio il sindaco disse che nessuno gliela aveva riproposta confermando che il “piacere” il Comune lo faceva agli organizzatori e non viceversa. Amen anche qui.

Beach Arena. Tre anni fa iniziò alla grande ma, essendo agli inizi di più non si poteva pretendere, gli anni dopo consistenti miglioramenti, poteva diventare, se incrementato da idee e progetti in grande, un punto sportivo di riferimento importante vista la crescita esponenziale degli sport sulla sabbia. Tre anni dopo la fine perché nessuno è stato in grado di valorizzare la manifestazione dopo le prime esperienze rette sull’entusiasmo. Si riparte da zero con il seme ancora vivo grazie ai volenterosi organizzatori della Samb Beach Soccer. Se il seme è vivo c’è speranza ma si sa che la pianta nasce solo se il seme muore. Visto l’andazzo precedente è più facile che “muoia”, perché esausta, la Samb Beach Soccer.

Scultura Viva. La finisco con le parole dell’architetto Cocchiaro (ora cittadino statunitense) in questi giorni a San Benedetto perché ideatore della stupenda iniziativa artistica. Le sue parole hanno ispirato il DisAppunto che sto per terminare, ci siamo incontrati in Comune: «Quasi sicuramente – mi ha detto – sarà l’ultimo anno di “Scultura viva“, sembra infatti che la continuità dell’iniziativa interessi solo a me. Gli investimenti invece che crescere diminuiscono e io non ce la faccio più». Come volevasi dimostrare. Amen anche qui per un’altra “morte” che ritengo più dolorosa delle altre che ho sopra elencato anche se forse ho dimenticato qualcosa, leggi altre incompiute.

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