MARTINSICURO – E’ scontro in Regione, ma anche a livello locale, tra forze politiche ed associazioni di categoria per quella che è stata ribattezzata su diversi fronti come «la legge dei tre casotti» o la «leggina vergogna». Si tratta di una legge in via di approvazione in Regione che concederebbe temporaneamente e senza evidenza pubblica la gesrtione della balneazione ad alcuni chioschi sulla costa. Il provvedimento favorirebbe alcuni chalet di Martinsicuro (in un numero compreso tra tre e sette) che al momento non hanno la concessione per piazzare gli ombrelloni in spiaggia: ragion per cui la proposta – attualmente rinviata dopo gli scontri nel consiglio regionale del primo giugno – ha scatenato proteste e rimostranze da parte di alcune forze politiche e dalle associazioni di categoria regionali e locali.

«Mentre centinaia di piccoli concessionari abruzzesi sono alle prese con le difficili procedure per il rinnovo delle concessioni balneari – ha affermato in una nota Cristiano Tomei della Fab-Cna – è desolante dover constatare come la massima istituzione elettiva abruzzese (il Consiglio regionale, ndr) sia paralizzata da un dibattito che riguarda la possibilità, per un pugno di privilegiati, di ottenere per le vie brevi quello che agli altri non viene concesso».

Tomei sostiene inoltre che “la leggina”, voluta dalla maggioranza ed avversata fino all’ostruzionismo dalle opposizioni nel corso del Consiglio regionale, «è una norma vergognosa, che permette la trasformazione “ope legis” di attività di ristorazione in vere e proprie concessioni demaniali, alla faccia di tutti quegli operatori che hanno agito in tutti questi anni nel rispetto delle norme e delle procedure».

Sulla vicenda è intervenuto anche il gruppo di opposizione di Città Attiva, che ha chiesto spiegazioni all’amministrazione Di Salvatore: «Apprendiamo che il Consiglio regionale starebbe per varare una legge ad hoc per concedere la concessione demaniale a tre nuovi stabilimenti situati sul litorale di Martinsicuro, sorti inizialmente per gestire una semplice attività di chiosco-ristoro. Un provvedimento di questo tipo implicherebbe profonde modifiche al Piano Demaniale Marittimo, strumento di programmazione che rientra nella competenza del Consiglio comunale».

Il gruppo, nella richiesta di delucidazioni inviata al sindaco Di Salvatore e a Vagnoni, sottolinea la necessità di far tornare all’esame del Consiglio comunale il Pdmc, che nonostante le rassicurazioni della maggioranza, non è stato più oggetto di confronto politico dal maggio 2008.

«Essendo inoltre alquanto singolare – aggiungono i consiglieri di minoranza – che il Consiglio regionale possa legiferare su questo argomento se non sollecitato dal Comune stesso, chiediamo chi ha interesse all’approvazione di tale legge, trattandosi di palese evidente disparità di trattamento rispetto a quei cittadini che potrebbero essere titolari di una legittima aspettativa in relazione ad una concessione della medesima natura. Quale vantaggio infine può trarre l’Ente dall’approvazione di questa legge?»

«Sono estremamente stupito da questo attacco della Fab – ha commentato il consigliere delegato al Demanio Massimo Vagnoni – Non me l’aspettavo, dato che si tratta di una legge regionale che riguarda tutte le località della costa abruzzese e non soltanto Martinsicuro. Sul provvedimento regionale è stata costruita una polemica strumentale». Il consigliere spiega che la norma, qualora fosse approvata, non garantirebbe alcuna sanatoria, ma offrirebbe l’opportunità a chi ha già un insediamento sul demanio (già autorizzato dal demanio marittimo e dall’agenzia delle dogane) di poter esercitare per un solo anno l’attività di balneazione. «Noi ci siamo fatti semplicemente portavoce di alcune legittime istanze di operatori privati che, credo, meritino maggiore rispetto a prescindere dalla loro appartenenza o meno a sigle sindacali». Il consigliere spiega che «la Regione ha ampliato da parte sua solo l’ambito di applicazione della “leggina regionale”. Non è stata creata alcuna corsia preferenziale – conclude – ma solo pari dignità a chiunque abbia investito in strutture balneari».

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