SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il 25 aprile 2008 una bambina di 5 anni è stata chiusa a chiave nel bagno per disabili della stazione di Porto d’Ascoli. Sul banco degli imputati martedì a Palazzo di Giustizia la madre, il suo fidanzato e il Capostazione. Per la Procura tutto questo si potrebbe chiamare abbandono di minori e nella prima battuta processuale il “salvatore” morale della bambina ha rilasciato la sua versione dei fatti.

Il piagnucolio ha richiamato la sua attenzione ed è grazie a lui che quella bambina è stata ritrovata sana e salva. Martedì quell’uomo è stato chiamato a testimoniare dal Pubblico Ministero Luigi Acciaccaferri come persona informata dei fatti e sulla base della sua esperienza ha riferito alla corte tutto ciò che accadde quella mattina del 25 aprile.

Dice di aver chiamato il Capostazione appena si è accorto del lamento. Il responsabile non avrebbe aperto la porta a suo dire, anzi, avrebbe atteso l’arrivo dei Carabinieri che nel caos generale hanno concluso l’intervento di recupero. Poi ha aggiunto che dal nulla sarebbe spuntata fuori la madre della piccola che ha reclamato la scomparsa di sua figlia.

Il testimone sostiene di non aver visto nulla in quel bagno all’infuori della bambina che sedeva nel passeggino. Nulla perché la calca di curiosi era tanta.

Nel bagno all’indomani è stato trovato un foglio con delle scritte, come riferisce la donna delle pulizie che il giorno dopo la vicenda è andata regolarmente a svolgere le sue mansioni.

La signora, presente in aula come testimone, ha riferito che venuta a conoscenza del fatto, con discrezione ed attenzione, ha pulito il bagno dove era stata chiusa la bambina ma un foglietto con delle scritte l’hanno insospettita e senza leggerne il contenuto, l’avrebbe direttamente consegnato agli inquirenti.

Cosa c’era scritto in quel foglietto di carta è ancora un mistero. Una lettera o una semplice carta straccia comunemente lasciata da qualche passante? Di certo se non avesse un valore investigativo non sarebbe emersa al processo.

Ad ottobre il caso ritornerà nelle aule del Palazzo di Giustizia.

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