SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Il porto del futuro? Me lo immagino con una flotta peschereccia ancora importante, che va rispettata perché i suoi uomini pagano con la vita il lavoro nel mare. Mi immagino un Mercato Ittico ancora fiorente, l’espansione delle industrie ittiche di lavorazione, i cantieri, il diportismo, la pescaturismo, collegamenti veloci con la Croazia».
Parole del comandante della Capitaneria di Porto, Daniele Di Guardo, pronunciate durante il convegno organizzato assieme al Lions Club sabato mattina.
Il massimo esponente dell’autorità marittima nel suo discorso ha manifestato interesse per le politiche di programmazione del porto sambenedettese. Ha parlato di “necessità di affinare le potenzialità esistenti, senza stravolgimenti e con i piedi per terra”, ha parlato di “necessario apporto della cittadinanza e delle associazioni di categoria alla discussione”.
Di Guardo poi ha sottolineato la necessità di evitare gli spazi non più utilizzati all’interno del porto, perché non ne qualificano l’immagine. Per un porto davvero integrato con il resto della città, sono ben viste attività come i ristoranti, la pescaturismo, il Museo del Mare in corso di realizzazione nel complesso del Mercato Ittico.
I dati presentati testimoniano un indubbio calo del peso specifico economico del porto. Negli anni sessanta gli iscritti alla Gente di Mare erano 1250, oggi sono 400. I cantieri erano 63, oggi sono 40.
Al dibattito sono intervenuti il giornalista Maurizio Compagnoni, l’imprenditore Nazzareno Torquati, il consigliere regionale Paolo Perazzoli, il vicesindaco Antimo Di Francesco. Tutti concordi nella necessità di dare nuova programazione al porto. Chi, come Compagnoni, da un punto di vista turistico, chi come Torquati rilanciando la pesca sostenibile con il Parco Marino per dare lavoro ai giovani, chi come Perazzoli dando connessione architettonica urbana alla zona portuale nord.

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