SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Donati-Croce Rossa, la resa dei conti. Ad oltre due mesi dalla revoca dell’incarico di commissario provinciale da parte dell’associazione, l’assessore regionale all’Ambiente si gode la recentissima sentenza del Tar marchigiano – che lo reintegra a pieno titolo – e si toglie parecchi sassolini dalle scarpe.

La vicenda, nota, fece parecchio discutere soprattutto per le modalità adottate. Sandro Donati venne sollevato dalla poltrona della Croce Rossa a pochi giorni dalle elezioni del 28 e 29 marzo scorsi. La motivazione ufficialmente fu legata all’impegno politico del neo esponente dell’Idv, proibito dallo Statuto, che avrebbe tolto quell’imparzialità richiesta a tutti i tesserati.

Una norma che però secondo Donati non esisterebbe: «Non esisteva alcun impedimento e semmai ci fosse stato mi avrebbero dovuto destituire o alla presentazione della candidatura o al termine della campagna elettorale. Il loro atteggiamento mi fa pensare al contrario ad altre motivazioni, legate esclusivamente alla politica».

A sostituire Donati fu Valentino Guidi, figlio dell’ex ministro Antonio, che teoricamente occuperebbe ora lo stesso ruolo del politico acquavivano. Ma pure qui i chiarimenti sembrano opportuni: «Non è avvenuto il passaggio di consegne – puntualizza l’avvocato Jacopo Severo Bartolomei – il reinserimento dunque è definitivo. Donati non riprende un mandato, bensì lo prosegue, dato che Guidi non ne prese mai possesso».

«Sono in Croce Rossa da 20 anni – spiega il dipietrista – e mi ha molto amareggiato la strumentalizzazione fatta ai miei danni. La nostra dovrebbe essere una missione spinta dal desiderio di volontariato, ma spesso così non è».

Un ultimo pensiero infine per il commissario regionale Fabio Cecconi, suo grande osteggiatore: «Da lui sono arrivate solo parole negative. Invece che difendermi, aumentava il carico».

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