dal settimanale Riviera Oggi numero 824 del 25 maggio
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’articolo che gli ha dedicato alcuni mesi fa la rivista tematica tedesca Dvz è lo spunto per una chiacchierata con un uomo che definire interessante è poco.
82 anni portati magnificamente, a capo di un impero economico, il fondatore, il “re del freddo”: Orlando Marconi non ha bisogno di presentazioni. Ma di citazioni, sì.

Meritano di essere citate le sue massime, perché da un uomo partito dal nulla e arrivato sulla cima possono venire consigli alle nuove generazioni, a chi è spossato dalla crisi economica, a chi si è perso d’animo.

“Il re del freddo”: così titola la rivista tedesca. La notizia è legata all’inaugurazione della “Città del Freddo” di Fidenza, vicino Parma. 85mila metri quadri di magazzini e impianti di refrigerazione, che diventeranno 110mila quando sarà completata la costruzione dell’ultimo lotto. Settanta dipendenti, 160 camion al giorno che movimentano le merci. Quasi un milione di metri cubi di spazio per prodotti alimentari surgelati, gelati e congelati, in un nodo geografico baricentrico fra Bologna, Firenze, Genova, Torino. Insomma, tutto il Nord Italia, nella locomotiva che traina la produzione e il consumo dello Stivale.
Sono duecento invece i lavoratori che nei poli del Gruppo Marconi fra Piceno e Abruzzo lavorano direttamente alle dipendenze. «Mi piace che i miei dipendenti stiano bene, che siano soddisfatti di lavorare qui. Ho gente che lavora con me da 40 anni, si vede che stanno bene no?».

Il Re del Freddo e i suoi “prìncipi ereditari”, cioè i due nipoti Vincenzo e Orlando Sciocchetti. Per loro stravede, grazie a loro gli passa di mente quel giudizio non certo favorevole sui giovani d’oggi che ti affida come risposta e sentenza. «Non hanno intraprendenza, queste nuove generazioni».
Ma i due nipoti no, invece. Lavorano con lui, Orlandino il più piccolo ha scelto di non fare l’università sostenendo che quello che poteva imparare dal nonno in azienda era impossibile apprenderlo dagli studi. «Appena entrato in azienda gli ho affidato un magazzino con centinaia di codici di prodotti diversi. Non ha fatto un solo errore, è stato impeccabile».
Forse a questi giovani d’oggi manca qualcuno che dia fiducia, vero Marconi?
«La fiducia è importante, ho una grande famiglia, tutti bravi, veramente, dalle figlie ai nipoti, al genero Adriano Federici che è il direttore generale. Qual è il segreto per conquistarsi la fiducia? Glielo dico io: seminare bene. Chi semina bene ottiene fiducia, è così per i giovani, lo è stato per me. Io penso di aver acquisito fiducia, con le banche, con i fornitori che mi concedono pagamenti anche a sessanta mesi».
Ma questa crisi economica colpisce anche lei?
«Non la subisco direttamente, subisco però il fatto che tutti vogliono pagare di meno. Prima in cinque o sei anni ammortizzavo il costo di un magazzino, ora no. Ma io questa crisi la preannunciai quando inaugurai il centro logistico a Centobuchi. Il continuo trasferimento delle tecnologie all’estero è stata la molla scatenante di questa crisi».

Gli esordi dell’avventura di Marconi si perdono nei decenni. Periodi storici abissalmente diversi, immagini di un’Italia polverosa e povera, fra gli ultimi fuochi della folle illusione del regime fascista e la ripresa dopo la distruzione. Immagini che per noi sono in bianco e nero, ma per Marconi invece sono fotografie dettagliatissime e a colori, dove anche i numeri e le sfumature sono impresse nella memoria.
«Dio mi ha dato un cervello che ricorda tutto. Numeri, documenti, tutto. Abitavo in via Turati, ricordo benissimo quando cominciai da sguattero, poi nel giugno ‘39 a undici anni andai alla Casa del Fascio per fare il libretto di lavoro. Cominciai poi dall’impresa di Giostra a fare il garzone del legno, poi passai a lavorare da operaio negli imballaggi, poi dopo il militare cominciai da solo a fare il trasportatore. C’era il tempo in cui portavo le uova a Roma con il camioncino Fiat 1100, ci fu l’incidente a Roseto quando venni travolto da un’auto mentre ero fermo in strada a riparare la catena del Mosquito».

La sua avventura imprenditoriale è andata oltre le sue stesse previsioni?
«Posso dire invece che andò proprio secondo le mie previsioni. Cominciai a pensare al mondo del “freddo” nel 1967, il consumo dei surgelati cresceva, avevo i camion che li trasportavano ma faticavano a trovare magazzini dove scaricare i prodotti. Nel 1971 realizzai le prime celle frigorifere in un fondo di sei ettari, in contrada Sgariglia, partendo da una casa colonica dove avevo il telefono affianco alla mangiatoia. Da quel momento costruii sempre. Ci fu un periodo in cui avevo un bel gruzzolo, ma per un paio di anni fu tutto fermo. Non acquistavo, non crescevo, mi sembrava di stare per fallire. E allora vi dico che non bisogna avvilirsi, bisogna sempre rilanciare. Investire, creare, fare. Poi è anche vero che la burocrazia un po’ ti ferma. Rimpiango di non aver avuto le autorizzazioni per costruire un albergo a cinque stelle nella zona del Palacongressi. Turismo e agricoltura sono le scelte e i settori da cui ripartire».
Cosa manca a San Benedetto?
«Non ha più avuto imprenditori con la testa, si è pensato a dismettere gli alberghi per farne residence. E’ stato un male. E poi va detto che la Regione Marche non è mai arrivata qui».
Una curiosità, Marconi. Ma lei va mai in vacanza?
«Mai, mai fatto viaggi di piacere, solo viaggi di lavoro. Se uno va in vacanza, poi si stanca».
Un’ultima domanda sulla possibilità che, un giorno, lei entri nella società della Samb. Ne abbiamo già parlato in passato…
«Ci penso spesso, credetemi. Chissà, forse un giorno…Ma devo confessare che l’impegno di gestirla sarebbe troppo gravoso per noi, nel senso che né io né i miei familiari avremmo il tempo materiale per farlo al meglio, cioè in prima persona».

Il re del freddo ci lascia con un’altra pillola di Marconi-pensiero: «Chi ama la vita, vive in pace. Con gli altri ovviamente, con chi lavora con te. E più in generale, con tutti, davvero. Perché, come scrissi sulla tomba di mio padre, l’umiltà dell’uomo è la ricchezza della vita».

L’IMPERO MARCONI
Logistica integrata, impianti frigoriferi, magazzini, una potente flotta di camion per i trasporti. Quello del Gruppo Marconi è un impero vero e proprio. Nel 1971 nasce in contrada Sgariglia a Porto d’Ascoli la Central Frigor Marconi, prima azienda del gruppo di cui fanno parte anche la Marconi Fredditalia che dal 1991 ha le sue strutture ad Alanno Scalo (Pescara), la Marconi Freddeuropa nata nel 2005 a Fidenza, la Marconi Industria del Freddo nella zona industriale di Ascoli, la Orlando Marconi Trasporti di San Benedetto.
Un innegabile fiore all’occhiello è il Centro Logistico Orlando Marconi, un immenso complesso di magazzini (a temperatura ambiente e refrigerati) per stoccaggio e distribuzione. Si trova a Centobuchi.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 4.162 volte, 1 oggi)