SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Lost” è terminato, definitivamente. Il fenomeno serial-televisivo che ha tenuto mezzo mondo incollato davanti allo schermo per sei anni si è congedato dal pubblico lunedì sera.

Un epilogo-evento seguito in Italia esclusivamente da Sky, con il canale “Fox” (110 del bouquet), che ha fatto nascere in qualcuno il rammarico per la mancata trasmissione sulle reti generaliste.

Ad onor di cronaca va però detto che “Lost” il suo spazio sui canali in “chiaro” l’ha avuto, eccome. Nel 2006 il successo fu addirittura eclatante. Su Raidue la serie raggiunse i 4 milioni di telespettatori, attestandosi su un formidabile 15% di share.

Boom tuttavia illusorio per Viale Mazzini, che solo dodici mesi dopo, con la proposizione della seconda stagione, vide gli ascolti crollare drasticamente.

Cos’era accaduto? Semplicemente che gli spettatori, in principio non muniti di satellite ed affascinati dal prodotto, anticiparono successivamente la tv di stato. E così, al momento della programmazione del secondo anno gli spettatori avevano già bruciato sul tempo la Rai.

Un handicap consistente che si ripetè puntualmente, fino a quando l’emittente pubblica non alzò bandiera bianca.

Impensabile poter tenere testa a Sky con un ritardo talmente lampante. Senza dimenticare che la piattaforma di Murdoch non avrebbe rappresentato l’unico concorrente sul mercato. Internet ha infatti svolto un ruolo dominante, con l’offerta – direttamente sul web – dei filmati appena trasmessi in America.

Troppi avversari, obiettivamente più armati che hanno costretto alla resa una Rai che, oltretutto, avrebbe dovuto proporre l’ultimissimo episodio alle sei di mattina in lingua originale (proprio per consentire la contemporaneità con la Abc statunitense) o la sera stessa, sempre in inglese ma con i sottotitoli in italiano. Eventualità sinceramente irrealistica. Anche per esigenze d’ascolto.

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