ASCOLI PICENO – Difficile vederci chiaro. Diverse smentite sono arrivate nella serata di giovedì da parte di alcuni esponenti del Governo e dall’Unione Nazionale delle Province alla notizia girata durante tutta la giornata, e cioè che la nuova manovra anticrisi appena abbozzata dal governo prevede la soppressione delle province con meno di 220 mila abitanti e quindi anche quelle di Ascoli e Fermo. Il presidente dell’ Upi Giuseppe Castiglione riferisce di aver avuto rassicurazioni direttamente da Berlusconi , e lo stesso premier avrebbe confermato questa mattina da Parigi che nel decreto di legge non c’è nessun accenno all’abolizione delle province.

Anche il presidente della Provincia di Ascoli, Piero Celani, è scettico: «Ho ascoltato nella serata di giovedì alcuni esponenti vicini al governo  che non hanno confermato la notizia. Se fosse vera sarebbe comunque una vittoria per quanti ritenevano come noi ingiusta la divisione. Ora però la frittata è fatta e l’unica cosa certa è che l’ente non può più permettersi altre spese, ne ha già troppe di ogni tipo».

Celani sorride alle voci che parlano di un eventuale Ascoli sotto Fermo: «La prendiamo per una boutade».
Intanto alcune tra le maggiori testate giornalistiche nazionali riportavano giovedì il testo del decreto, dove si legge che le nuove province saranno abolite entro quattro mesi, con 60 giorni di tempo per i Comuni rimasti “liberi” per decidere sotto quale provincia confluire.

Anche Ciccanti conferma l’esistenza della norma nel testo, parlando però di manovra propagandistica: «La soppressione delle province di Ascoli e Fermo (tra altre 18) prevista dall’art.5, comma 12, del DL 26.5.2010, è un provvedimento stralcio parziale e propagandistico, che ben altra attenzione avrebbe meritato in una logica complessiva di rivisitazione delle province la cui discussione la Camera ha rinviato e che ben potrebbe essere affrontata nell’attuale fase di discussione della ‘Carta delle autonomie’».

Le parole del deputato dell’Udc si aggiungono a quelle del leader del partito Casini che parla di caos propagandistico e definisce “ indispensabile” l’abolizione delle province.

«La materia della rivisitazione delle circoscrizioni provinciali – spiega ancora Ciccanti – era già in discussione nella prima commissione affari costituzionali, con la previsione di una soglia minima di 200.000 abitanti e delega al Governo nell’art.14 per definirne le procedure di accorpamento. Tale limite minimo è stato stabilito da tre emendamenti identici  che hanno avuto il parere favorevole della commissione».

Se il provvedimento esistesse realmente, la Lega potrebbe aver avuto un peso determinante nella scelta dello strano tetto dei 220 mila abitanti, che risparmierebbe dai tagli molte province del nord governate dal Carroccio.

«Quello che imbarazza però dell’attivismo del Ministro Calderoli – contina Ciccanti – è la scelta del limite di 220.000 abitanti. Perchè? Se 200.000 sono una soglia minima che cancella solo 10 province (quindi poche), 220.000 ne cancella solo altre 4, allora perchè non tirare la riga a 250.000 che ne cancellerebbe ben 14? Allora si che si tratterebbe di un risparmio strutturale».

«La verità – secondo l’onorevole Ciccanti – è che la norma nel testo approdato al consiglio dei ministri c’era e poi è stata tolta come ne saranno tolte altre prima che il testo vada alla firma del Presidente Napolitano, in quanto il testo approvato  era approssimativo e molti ministri nemmeno ne conoscevano il contenuto».

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