ASCOLI PICENO – Tremano le province di Fermo e Ascoli, in poco tempo potrebbero non esistere più. La bozza della manovra anticrisi del governo è chiara: entro quattro mesi dal momento della definitiva approvazione ed esecuzione del decreto legislativo, saranno soppresse le province indicate con un numero di abitanti inferiore ai 220 mila. E tra queste figurano le neonate province di Ascoli e Fermo: quest’ultima è ampiamente dentro, con 167 mila abitanti (per il dato preciso si prende in esame l’Istat 2009), mentre per Ascoli siamo al limite con circa 213 mila abitanti. Ora la manovra deve essere presentata in consiglio.

Ascoli spera di essere in qualche modo risparmiata, anche alla luce del fatto che fino al 2009 era una provincia di quasi 400 mila abitanti, e che quindi nel giro di due anni subirebbe, oltre al danno della divisione e della perdita di una parte consistente del territorio, anche la beffa della definitiva soppressione. Non sarà così semplice. Anche perché con il passaggio di due o tre comuni da Fermo ad Ascoli si raggiungerebbe di nuovo la soglia dei 220. Già il comune di Montefortino (1200 abitanti), al momento della divisione, aveva chiaramente espresso la volontà di rimanere sotto Ascoli: volontà trasformata poi in un emendamento che venne però bocciato in Senato. E lo stesso potrebbe dirsi di Amandola (4 mila circa), dove non tutti hanno accolto favorevolmente il passaggio sotto la nuova provincia, e che peraltro appartiene anche alla stessa Zona Territoriale di Ascoli.

Altrimenti, stando a quanto letto finora, Ascoli e Fermo passerebbero sotto Macerata. E a quel punto non è difficile immaginare che i venti secessionisti soffiati da alcuni esponenti della Lega in consiglio regionale (una nuova Regione Picena con Ascoli, Fermo, una parte del maceratese e del teramano), possano cominciare ad essere considerati non soltanto come qualcosa in più di semplici fantasie. Quella dell’accorpamento con l’Abruzzo è una ipotesi che piace a molti, compreso il presidente della Provincia Celani che ha scherzato col nome auspicando l’isituzione del “Marcuzzo”.

Il testo del governo intanto indica tempi brevi. Le norme danno facoltà ai comuni, entro 60 giorni, di scegliere la nuova provincia tra quelle non soppresse della propria Regione e prevede 120 giorni prima che un decreto del presidente del Consiglio arrivi “alla nuova determinazione delle circoscrizioni provinciali”. Ancora 2 mesi e saranno trasferiti i beni e le risorse delle province soppresse.

Ci si prepara ad una calda estate.

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