SAN BENEDETTO DEL TRONTO – A San Benedetto è stato poco più che una meteora, Alessandro Calori: ingaggiato dai Tormenti nell’estate 2006, in una delle tante “rinascite” della Samb (illusoria, come purtroppo gli sviluppi hanno dimostrato), rimase sulla panchina rossoblu per 5 giornate, dovendo lasciare l’incarico dopo il pesante 5-1 subito a Salerno. Quella, però, era una squadra tutta nuova e piena di giovani (alcuni, come Consigli e Loviso, poi arrivati in A), e forse sarebbe servita un po’ più di pazienza, come in seguito dimostrarono i buoni risultati ottenuti dal suo successore Guido Ugolotti.
Dopo l’esperienza in rossoblu (che comunque Calori ricorda positivamente, come affermato dopo Samb-Portogruaro dell’anno scorso) il tecnico aretino è stato chiamato ad Avellino, in serie B, nel marzo 2008, non riuscendo ad evitare la retrocessione.

Due esperienze negative che non hanno impedito al Portogruaro-Summaga, promosso in Prima Divisione nell’estate 2008 e alla ricerca di una storica salvezza, di dargli fiducia nel corso dello scorso campionato al posto dell’esonerato mister Domenicali. E poi, a risultato ottenuto, ecco la riconferma, con l’obiettivo di una nuova salvezza da raggiungere inserendo giovani promettenti in un telaio collaudato grazie al lavoro del ds Alfio Pelliccioni, senza spese folli.
Ma l’imprevedibile è in agguato: dopo un ottimo inizio di campionato i ragazzi di mister Calori iniziano a crederci, nonostante la presenza di rivali blasonate come Hellas Verona, Pescara, Ternana, Reggiana e Rimini. La squadra cresce partita dopo partita: tutti aspettano il crollo, ma nonostante il Verona a un certo punto arrivi ad avere 7 punti di vantaggio sulle avversarie, i granata ci credono sempre e rientrano in corsa approfittando del calo dei gialloblu. L’ultima giornata, infine, prevede un Verona-Portogruaro da brivido, e in caso di pareggio è pronto ad approfittarne il Pescara di scena a Marcianise. Agli scaligeri serve la vittoria, e al Bentegodi c’è un pubblico da A (25 mila spettatori). La gara non si schioda, però, dallo 0-0, mentre da Marcianise arriva la notizia che il Pescara sta vincendo: i biancazzurri sarebbero in B. Ma all’85’ il veneziano Ricardo Bocalon, talento appena uscito dalla Primavera dell’Inter, gonfia la rete, mandando in estasi i tifosi granata e nello sconforto i supporter delle altre due contendenti.
Tra i due litiganti Pescara e Verona, insomma, ha avuto la meglio il terzo incomodo, una squadra partita per salvarsi che rappresenta una piccola cittadina di circa 25 mila abitanti; anzi, una città e una sua frazione, visto che nel 1990 in Promozione ci fu la fusione tra il Portogruaro (fondato nel 1919) e il Summaga grazie all’intuizione del presidente Dino Mio. Da allora è iniziata la scalata dei granata, che nel 1996 sbarcano nel Cnd, e poi, con qualche sofferenza, conquistano il professionismo nel 2004. Anche in C2 non è tutto facile: nel 2006 il Portosummaga retrocede, ma viene ripescato, infine nel 2008 arriva la promozione nella neonata Prima Divisione dopo la vittoria nei playoff contro il Bassano. Arriva anche un grande dolore: la morte del presidente Dino Mio, artefice della scalata fino in terza serie. I figli Francesco e Gian Paolo decidono però di portare fino in fondo il lavoro avviato dal padre, conquistando prima la salvezza e poi questa incredibile serie B. Ora forse bisognerà emigrare a Treviso perché lo stadio cittadino ha una capienza di sole 3.300 persone, ma a Portogruaro sono tutti ubriachi di felicità lo stesso.
Il Portogruaro-Summaga in serie B è anche l’ennesima riprova che non sempre nel calcio vince chi spende di più. Il Veneto è un caso particolare: a Verona c’è il Chievo in A e l’Hellas in Prima Divisione, in serie B il Cittadella dà spettacolo mentre il Padova neopromosso arranca per salvarsi dopo aver speso tanto negli anni scorsi, per non parlare di Treviso e Venezia appena precipitate tra i dilettanti. E, guardando ad Alessandro Calori, è anche una dimostrazione che non sempre per trovare un allenatore vincente bisogna guardare il suo curriculum in panchina.

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