Scogliere. Sinceramente la questione della sabbia che, dalle spiagge libere passa a quelle di proprietà, mi sembra un problema marginale. I malumori dei cittadini dovrebbero spostarsi verso un sistema di scogliere in grado di limitare o addirittura invertire l’avanzamento del mare. Come? Non lo so ma, se avessi ricoperto nel frattempo l’incarico di sindaco o di assessore, mi sarei dovuto impegnare un po’ prima di oggi per cercare di risolvere il problema in maniera più idonea. A proposito delle spiagge libere, non mi risulta che fino ad oggi siano state affollatissime né credo che spazi inferiori rispetto agli attuali diventino insufficienti per chi ne vuole usufruire. Magari mi sbaglio.

Politica. Sempre in tema di consuntivo del periodo gaspariano ritengo che il buon Giovanni abbia continuato a fare il sindaco nella maniera in cui faceva molto bene opposizione. Si è cioè limitato da solo…  opponendosi a se stesso, non so se per mancanza di coraggio o per limiti propri. Zero le iniziative importanti in grado di lasciare il segno del suo passaggio sul trono di viale De Gasperi. Anche se, come ha ricordato recentemente il suo vice, molto si è fatto con provvedimenti “meno evidenti” e poco reclamizzati a favore dei cittadini più bisognosi. Molto in modo evidente ma negativamente, invece, il denaro investito per il look del suo ufficio ove tramanderà ai posteri un capitale di gran valore ma, credo, deteriorabile come tutti gli arredamenti. Con la possibilità e il rischio che, se non piacerà al prossimo sindaco, occorrerà cambiarlo. «Rieleggetemi e ciò non avverrà», potrebbe aggiungere Gaspari con una battuta. E sì siamo a questi livelli perché è usanza giornaliera che i rappresentanti politici, mettano la loro persona davanti alle esigenze dei cittadini.
Guardate, per esempio, cosa è successo nel momento in cui la giunta stava per saltare: tanti litigi, tanti accordi personali (vedi incarichi premio) finalizzati, più alla propria sopravvivenza e al proprio tornaconto, che ad un resoconto vero di quanto era stato fatto dal 2006 ad oggi. Cioè poco o niente (a partire dal Piano Regolatore, un fantasma che vaga da anni sopra tutte le Giunte) di quanto si era prefisso e promesso in campagna elettorale. Nessun accenno, nessun mea culpa, solo tanto fumo da più parti. Mi diceva alcuni giorni fa un politico sambenedettese di primo piano che, se diventasse sindaco, molto del suo tempo sarebbe incentrato su fatti concreti e su come risolverli e che i rapporti con Regione e Provincia non li ridurrebbe ad incontri privati ma li terrebbe in completa concordanza con i cittadini. Insomma tutto alla luce del sole. L’avevo già in mente ma quelle parole hanno ridestato una necessità ormai indispensabile: l’assessorato alla trasparenza. Quella che c’è attualmente e cioè che tutti possono accedere alle delibere o ad altro è una trasparenza talmente complicata che diventa, per motivi diversi, utilizzata da pochissimi cittadini. Ci fosse un assessore a disposizione, tutto potrebbe diventare più facile. Credo però che la volontà per una cosa simile non faccia aprte del dna degli attuali rappresentanti politici.
Poi, quanto mai capiterà di vedere un sindaco che si va a rivedere quanto aveva detto in campagna elettorale, tirare le somme e, se non è riuscito a raggiungere nessuno o quasi dei suoi obiettivi (anche se per colpa di altri, perché dei motivi ai cittadini non importa proprio niente) ammettere le colpe e presentare le dimissioni senza aggrapparsi ai voti di chicchessia (quel mischiume che compone oggi la maggioranza sambenedettese ne è esempio eclatante) pur di mantenere la carica e spesso peggiorare ulteriormente la situazione.
Per questo preciso motivo, durante le recenti elezioni regionali, abbiamo chiesto ai vari candidati di certificare le loro promesse e promettere le proprie dimissioni se, in un lasso di tempo utile, non è riuscito a mantenerle. Per questo motivo ho invocato addirittura la secessione dalle Marche quando non si è dato un assessorato a Paolo Perazzoli che aveva incentrato il suo impegno su una maggiore considerazione del Piceno da parte della giunta Spacca.  Da semplice consigliere avrà qualche alibi dei quali però credo che non ne approfitterà, vista la sua grande determinazione invocata palesemente in campagna elettorale. C’è Donati?
E’ vero ma non mi risulta che l’assessore dipietrino abbia fatto tante promesse per meritarsi rimproveri in caso di non mantenimento. Perlomeno… pubblicamente e palesemente non ha “illuso” in nessun modo la riviera tutta. Privatamente e i suoi amici sì? A me non è dato di saperlo.

Turismo. Al contrario vedo un fermento diverso, seppur tutto da verificare, in campo provinciale dove abbiamo  nostri rappresentanti, vice presidente, assessori al turismo e ai trasporti che hanno intenzione di dare credito al loro mandato. Prevalentemente da parte di Bruno Gabrielli ci aspettiamo una svolta, con iniziative che facciano riemergere il Piceno in campo nazionale. Perché dico  Piceno e non  Rivera delle Palme? Per il semplice motivo che in campo provinciale il campanilismo turistico sarebbe così stupido da diventare deleterio per San Benedetto, Ascoli e loro dintorni. So che l’assessore provinciale si sta battendo anche per questo progetto. Non mancheremmo di farlo presente appena vedremo i primi frutti perché, come già detto, non crediamo più alle promesse ma solo ai fatti. Una mano potremmo dargliela tutti, a partire dagli organi di informazione, modificando gradatamente (fino ad annullarlo) il termine “Riviera delle palme” in “Riviera Picena”.
Se Gabrielli riuscirà in questo intento, sono certo, che il nostro territorio ne trarrà vantaggi. Se non altro per un particolare che io non reputo affatto superficiale: la parola “piceno” identifica la zona molto meglio di “delle Palme” per cui nessun turista dovrà più domandare o domandarsi: dove si trova la Riviera delle Palme?  Confusione con Savona e dintorni compresa. Gli basterà aver fatto le scuole elementari per saperlo. Vi pare poco. Se poi i miei bis nipoti vivranno in una grandissima città chiamata RIVIERA PICENA, tanto meglio per loro.

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