GROTTAMMARE – La vicenda è durata tre anni e si è conclusa il 26 gennaio scorso con il riconoscimento della piena titolarità, da parte della Magistratura, delle motivazioni del gruppo degli ex Ds formato, fra gli altri, da Antonio Bruni, Giovanni Bruni, Daniele Vilone, Luigi Santori e Vittorio Scartozzi, intervenuti alla presentazione della vicenda, che nel 2006 uscirono dal partito per scontri politici interni.

«Si sono fatti forza dell’appoggio della federazione – ha affermato Antonio Bruni di concerto con gli altri presenti – e ci hanno anche negato l’iscrizione al Pd. Il partito sembra essere democratico solo sulla carta, perché se per statuto non avrebbero potuto negare il nostro tesseramento, nei fatti così è stato. Ora che la vicenda è conclusa e la magistratura ha riconosciuto la nostra ragione, rivendichiamo la leggittimità e l’iscrizione al Pd, come nostro diritto».

Questo per quanto riguarda la politica.

Per l’aspetto giudiziario, se da una parte si è conclusa la vicenda 2006/2010, ora se ne riapre un’altra: è partita infatti da parte dell’ex tesoriere dei Ds, Giovanni Bruni, un’azione giudiziaria in sede penale e civile nei confronti di Stefano Troli, Fausto Tedeschi, Alessandro Piunti e Nicola Cucciatelli, nella quale si chiede il risarcimento dei danni morali e materiali subiti ed eventuale condanna in sede penale, come risposta alla denuncia di accusa penale di appropriazione indebita del denaro del partito, ricevuta dallo stesso Giovanni Bruni. La somma era di circa 24 mila euro, denaro che era stato raccolto dai tesseramenti e dalle feste dell’Unità e che, una volta sciolto il partito, per legittimità sarebbe dovuto andare alla federazione provinciale (come così è effettivamente accaduto nel 2008, dopo il dissequestro delle somme e dopo la nascita del Pd) e non al gruppo locale, che ne aveva fatto richiesta. Così come era stata fatta richiesta di possesso della sede di via Giordano Bruno 48, a quella epoca retta dai tre reggenti della sezione Daniele Vilone, Pino Scartozzi e Massimo Zazzetta.

«Il partito a livello provinciale – continuano – violando qualsiasi regola statuaria, ha fatto strame di ogni e qualsiasi volontà democratica degli iscritti di Grottammare».

Commissariamento. Tutto parte nell’ottobre 2006 quando l’allora gruppo dei Democratici di Sinistra si scioglie per una discrepanza con il gruppo dirigente del partito a livello provinciale. Si formano due gruppi: il primo formato da quattro persone e supportato però dalla federazione, fra cui gli attuali assessori Stefano Troli e Fausto Tedeschi, e l’altro di maggioranza composto da 17 persone, fra cui Giovanni Bruni, l’allora tesoriere del gruppo.

Sempre nel 2006 vengono svolti due congressi a Grottammare, uno per ogni gruppo, uno il 4 e uno il 5 novembre, in cui il gruppo maggioritario dei fratelli Bruni raccoglie la maggioranza delle preferenze, 95 rispetto alle 62, ma non essendo riconosciuto dalla federazione (composta da Agostini e Gionni), vede l’esclusione dalla partecipazione al congresso di federazione del 2007. Viene così eletto Stefano Troli quale segretario della sezione di Grottammare.

Si va in giudizio. Dopo l’assegnazione dell’autorità, il neo eletto Troli fa ricorso al Giudice del Tribunale di fermo rivendicando i locali della sezione di Grottammare, in via Giordano Bruno, alla’epoca retta da Daniele Vilone, Pino Scartozzi e Massimo Zazzetta. Due sono le decisioni del 2007 (gennaio ed aprile) da parte della magistratura, non a favore però di Troli. Si legge nell’ultima: «Il Tribunale rigetta il ricorso e per l’effetto conferma l’ordinanza emessa dal Giudice Scolaro e condanna il Troli alla refusione delle spese di giudizio a favore di Vilone, Zazzetta e Scartozzi».

Tesoretto. Contemporaneamente si avvia anche la vicenda giudiziaria per quanto concerne l’ex tesoriere Giovanni Bruni che nell’agosto del 2007 si vede recapitare un esposto dalla Procura della Repubblica di Fermo sempre da parte dell’allora segretario Troli, con l’accusa di appropriazione indebita del denaro del partito, che era amministrato su un conto corrente. A novembre del 2007 i carabinieri sequestrano il conto. Bruni si oppone ricorrendo al Tribunale del Riesame che nel gennaio del 2008 riconosce la titolarità del tesoriere e di conseguenza la legittimità da parte sua del possesso delle somme, decidendo quindi il dissequestro.

Il Pubblico Ministero, sempre nel gennaio del 2008, sulla base di questa decisione chiede l’archiviazione della denuncia fatta da Troli che però fa ricorso al Gip.

Vengono così esposti i fatti nel dibattimento davanti al Gip e a maggio del 2008 tutto si conclude con l’archiviazione del caso: «Alla luce degli elementi proposti da Troli non si evidenzia nessuna condotta di interversione del possesso (volontà di appropriersi del denaro) da parte di Bruni».

Scontro finale. A settembre 2008 Troli, stavolta con Fausto Tedeschi, Nicola Cucciatelli e Alessandro Piunti – «tutti facente parte della fazione minoritaria dei Ds però sostenuta dalla federazione», ribadisce Bruni – propone opposizione alla decisione di archiviazione, con richiesta di apertura delle indagini «con altre accuse diffamatorie nei confronti di Bruni».

La richiesta viene accolta dal Pm che nomina, a fine 2008, il Ctu  (consulente tecnico) che redige la relazione sul caso, che viene depositata nell’aprile del 2009. Il Pm dà mandato alla sezione della Polizia Giudiziaria del Tribunale di svolgere ulteriori indagini su Giovanni Bruni.

Il Pm, letta la relazione del Ctu e sentita la deposizione di Bruni, propone al Gip richiesta di archiviazione del caso. Il Gip l’accoglie.

«La vicenda – concludono i presenti – è durata circa tre anni e si può immaginare quale sia stato lo stato d’animo di Bruni e quello dei familiari, senza tenere conto delle spese sostenute. Ora che si è dimostrato che abbiamo ragione, chi ha sbagliato dovrà pagare».

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