da Riviera Oggi numero 821

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Quattro appartamenti a luci rosse, tutti a Porto d’Ascoli, tutti individuati dai Carabinieri del capitano Giancarlo Vaccarini nelle ultime settimane, dal 12 marzo in poi. Ce n’è abbastanza per far suonare campanelli d’allarme? Ci si chiede se la città delle palme stia vivendo un’esplosione del fenomeno della prostituzione negli appartamenti, con tutto il corollario di possibile sfruttamento delle donne e della tratta di esseri umani.

Diciamo subito che la nostra indagine mette in luce come i freddi numeri possano rincuorare. Ancora è possibile dire che ce ne passa fra la realtà sambenedettese e quella di altri centri del medio Adriatico come Martinsicuro, Montesilvano, Silvi Marina. Ma alcuni fattori come la crisi economica e il calo del turismo possono mettere in allarme.

Riviera Oggi ha approfondito il variegato mondo della prostituzione facendo visita alla sede martinsicurese di On the Road, meritoria onlus che si occupa di presidio e di lotta contro lo sfruttamento degli esseri umani e che mette in campo azioni di riduzione del danno.

ISOLA FELICE San Benedetto e Porto d’Ascoli, nonostante i recenti fatti di cronaca, non vanno ancora considerati “punti caldi”. I freddi numeri indicano che il fenomeno della prostituzione in strada è assente (non come negli anni novanta, quando in via dei Mille ci si imbatteva in un piccolo mercato del sesso en plein air).

Il fenomeno delle “case squillo” si mantiene contenuto per una serie di fattori. San Benedetto ha una densità abitativa molto alta, quindi c’è un maggiore controllo sociale. Ci sono maggiori probabilità che i vicini di casa denuncino le presenze ambigue e i via vai difficilmente giustificabili. Quanto accaduto recentemente ne è la dimostrazione. I prezzi degli affitti poi sono più alti rispetto a Martinsicuro, il turismo “tiene di più”, mentre sulla costa teramana c’è un numero più elevato di appartamenti a buon mercato, destinati a rimanere sfitti relativamente agli inquilini “normali”.

Ma fattori come la diminuzione dei turisti e la crisi economica potrebbero creare sul mercato immobiliare delle condizioni favorevoli agli affitti “a luci rosse”.

Le varie ordinanze comunali per reprimere la prostituzione in strada (ad esempio la ricomparsa delle prostitute sul lungomare di Villa Rosa) provocano spostamenti delle donne in zone meno presidiate dalle forze dell’ordine. I controlli, dopo un primo momento iniziale, tendono a rarefarsi. Del resto è una lotta impari. Non si possono piazzare videocamere su interi chilometri di strade, non si possono mandare i vigili urbani tutte le notti, tutti i giorni dell’anno.

IL LAVORO SUGLI ANNUNCI Lo scopo degli operatori di On the Road è fornire aiuto alle donne che si prostituiscono: distribuire preservativi, dare consulenza legale, accompagnare alle visite mediche. E, soprattutto, prendersi carico dell’emancipazione da quei giri di sfruttamento, spesso cruenti e violenti, con cui alcune mafie riducono le ragazze in schiavitù. Si fa un lavoro di monitoraggio sugli annunci che compaiono su varie riviste specializzate. Disponibili in tutte le edicole, spesso pubblicizzate da manifesti con donne ammiccanti lungo le strade. Sorrisi che però possono celare realtà di violenza e di sfruttamento. Gli operatori di On the Road fanno il “contatto”, si mettono in gioco in prima persona con la loro volontà di aiuto. E spesso ci riescono, riuscendo a superare l’iniziale diffidenza e a dare una mano. Concretamente.

Poi ovviamente si va in strada con l’unità mobile. Si parla con le donne, con le “nuove” e con quelle che si conoscono già. C’è un dato che fa pensare. Anni fa gli operatori di On the Road subivano ritorsioni dai protettori, in particolar modo da gang di albanesi. Minacce, intimidazioni. Togliere le donne dalle strade voleva dire per le bande una perdita di incassi, un danno economico. Oggi il lavoro degli operatori di On the Road, ugualmente meritorio ed efficace, è meno soggetto a ritorsioni. Come mai? Il turn over delle donne in strada è velocissimo. La “materia prima” non scarseggia, anzi. Per ogni donna che viene reinserita ad una vita normale, le organizzazioni non hanno problemi a trovare sostitute. Un mercato così fiorente, dunque, che non può essere intaccato. Fa pensare. Perché vuol dire che i clienti sono tanti. E di tutte le età, e di ogni censo, e di ogni professione. Non c’è un target, con le prostitute vanno tutti. Dai 15 ai 70 anni, ricchi e poveri.

Com’è noto, prostituirsi non è reato. Viceversa è un reato sfruttare la prostituzione e indurre alla prostituzione. On the Road vuole aiutare sia le “schiave” del mercato del sesso, sia le donne che fanno questo mestiere per libera scelta, senza protettori. Il diritto ad una consapevolezza dei propri diritti spetta a tutte. Per chi non si prostituisce per scelta ma per obbligo, esistono poi i programmi di reinserimento sociale in base alla legge 228 del 2003. Che danno i loro frutti. Ma di fronte c’è appunto un ricambio continuo. Per ogni prostituta che passa dallo sfruttamento a una vita normale, ne arrivano in continuazione altre.

LE NAZIONALITÁ Nella zona di Porto d’Ascoli troviamo cinesi, centroamericane, sudamericane, ragazze dell’est europeo. Assenti per ora gli appartamenti dedicati alla prostituzione maschile o transessuale. Con le asiatiche lo sfruttamento c’è. Un legame di ferro con i propri protettori, ancora difficile da scalfire per via della barriera linguistica, da sorpassare tramite mediatori culturali. Di prostitute cinesi se ne cominciano a vedere anche in strada, lungo la provinciale Bonifica nel vicino Abruzzo. Quelle che esercitano negli appartamenti di solito offrono prestazioni da massaggiatrici, il passaggio alle prestazioni sessuali a pagamento può avvenire da lì. Spesso queste donne non percepiscono appieno il meccanismo di sfruttamento in cui sono coinvolte. Le loro condizioni di origine, spesso poverissime, incidono molto.

Le sudamericane appaiono più autodeterminate, indipendenti. In alcuni casi più consapevoli, fin dall’inizio della loro attività. Con le asiatiche e le nigeriane è diverso. Vengono attirate in Italia con la promessa di un lavoro normale. Una volta nello stivale, le organizzazioni criminali sottraggono loro i documenti, imponendo un prezzo da pagare con i proventi dell’attività in strada o nelle case. Chi si ribella subisce violenze pesantissime. O ritorsioni contro le famiglie in patria. Riti voodoo che per le africane si traducono nella pratica in un controllo psicologico fortissimo.

Le ragazze dell’est hanno alle spalle organizzazioni sempre più moderne e ramificate, che mettono loro a disposizione medici e avvocati.

COSA RISCHIANO I PROPRIETARI DI CASA I proprietari degli appartamenti “a luci rosse”, in assenza di reati più gravi come il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina o lo sfruttamento della prostituzione, rischiano delle denunce a piede libero.

Come disincentivare queste forme di affitto? A Silvi Marina, ad esempio, nel piano regolatore c’è una norma che permette al Comune di convertire la destinazione d’uso degli immobili da residenziale a commerciale qualora si riscontri l’uso dell’appartamento come “casa squillo”. Gli effetti? A breve termine il ritorno delle prostitute in strada.

CHE FARE? Ogni ragionamento sulla prostituzione, secondo On the Road, deve tenere presente i diritti delle prostitute e i diritti dei cittadini ad avere contesti di vita privi di degrado e mercati osceni.

Ragionando pragmaticamente, e lasciando da parte il livello legislativo statale, può essere utile una riflessione sulla cosiddetta zonizzazione come possibilità di gestione del territorio e rispetto dei diritti. Un caso simbolo in Italia è quello della zona fra Marghera e Mestre. Per arginare la prostituzione lungo un esteso viale, si è operato in maniera indiretta. Concentrando controlli e multe in determinate zone, lasciando di fatto esenti altre zone. Confinare la prostituzione in strada in determinate zone permetterebbe di rendere più tranquilli i cittadini e avere un controllo maggiore sul rispetto dei diritti delle donne. Mentre è più difficile dare aiuto quando la prostituzione si esercita negli appartamenti o nei locali notturni.

La riduzione del danno, in ogni caso, appare come una battaglia di civiltà. Per il bene di tutti. Dei cittadini e delle donne sfruttate.

COS’É ON THE ROAD

L’Associazione di Volontariato On the Road nasce a Martinsicuro ed è attiva dal 1990 fra Marche, Abruzzo e Molise per intervenire nei fenomeni della prostituzione e della tratta, con particolare riferimento alla prostituzione di donne e minori immigrate, spesso vittime della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale ad opera di soggetti ed organizzazioni criminali.

Le problematiche dell’esclusione sociale hanno portato ad un ampliamento degli interventi agli scenari dell’immigrazione, delle diverse forme di tratta di esseri umani (per sfruttamento sessuale, lavorativo, nell’accattonaggio, in attività illegali forzate, per traffico di organi, per adozioni internazionali illegali), della prostituzione, dell’abuso di sostanze psicotrope.

Convenzioni con enti locali, Procure della Repubblica, Direzione Nazionale Antimafia e forze dell’ordine rendono questa associazione un interlocutore efficiente nelle politiche di aiuto e reinserimento socio lavorativo.

E’ possibile destinare a On the road il 5 per mille dell’Irpef indicando il suo codice fiscale 91009900670

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