SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Fabio Urbinati (Pd) fu vicino alle posizioni dei consiglieri dissidenti Libero Cipolloni e Nazzareno Menzietti, anch’essi Pd, ma non avrebbe partecipato mai alle riunioni “carbonare” che volevano portare a buon fine la mozione di sfiducia al sindaco Gaspari. E’ quanto sostiene Urbinati stesso a Rivieraoggi.it in merito all’associazione compiuta da ambienti della maggioranza fra il suo nome e l’ambiente dei “congiurati” che in quel caldo dicembre 2009 tramavano politicamente per la mozione di sfiducia al sindaco.
«Non ho mai pensato di firmare quella mozione di sfiducia, e mai nessuno dell’opposizione mi ha chiesto di farlo. La mia posizione è sempre stata chiara e trasparente, in questi quattro anni sono stato vicino alle posizioni dell’ala donatiana del Pd, sostenni la lista di Sandro Donati pro Bersani alle primarie nazionali, ma non mi sono mai spinto al punto di agire per una caduta anticipata di Gaspari. Che ritenevo e che ritengo dannosa».
Questa la precisazione del consigliere comunale Pd. Il suo nome, come detto, era stato tirato in ballo in ambienti della maggioranza, identificandolo fra i “carbonari poi ravveduti” a cui ha alluso venerdì il sindaco Gaspari.
Lui, Urbinati, ammette i suoi momenti di critica politica alla maggioranza ma non vuole essere accomunato alle riunioni di preparazione della sfiducia a cui parteciparono, assieme ai leader Pdl Gabrielli e Piunti, anche i socialisti Narcisi e Falaschetti. Narcisi, il cui atteggiamento fortemente critico non era una novità per il sindaco neanche allora. Falaschetti, che ha pagato lo “sgarbo” con il suo mancato rinnovo nel cda della municipalizzata Multiservizi.
«Con Gabrielli e Piunti non ho mai avuto momenti di confronto politico che non siano stati alla luce del sole, in pubblico»: Urbinati dunque non nasconde il suo essere stato “donatiano”, i suoi incontri con l’assessore regionale e i consiglieri dissidenti Cipolloni e Menzietti, poi passati al gruppo misto e usciti di fatto dalla maggioranza, ma rivendica di non esser mai stato alle riunioni con l’opposizione e i socialisti dissidenti. Di aver fermato la sua critica prima di ogni ipotesi estrema. E in quel caldo dicembre 2009, fra “congiurati” e intrighi politici, l’ipotesi estrema voleva dire raccogliere le firme e presentare una mozione di sfiducia che avrebbe messo con le spalle al muro il sindaco in quel consiglio comunale del 23 dicembre. Diventato poi ugualmente fatidico, in quanto tracciò la linea fra chi sta con Gaspari e chi sta contro di lui. Fra i nuovi alleati, da Felicetti dei repubblicani a Costantini dell’Udc, e i consiglieri passati all’opposizione come Cipolloni, Menzietti e Narcisi.
Alla fine in quella calda notte Urbinati votò favorevole al bilancio di previsione 2010, il documento politico a cui erano appese le sorti della maggioranza. Lo votò anche se in precedenza aveva criticato il fatto di approvare a dicembre un bilancio che poteva essere approvato anche molte settimane dopo, quando ci sarebbero state condizioni politiche e tecniche diverse. Questa sua presa di distanza dell’epoca, Urbinati oggi non la nasconde. Ma ribadisce di non aver mai pensato alla sfiducia, come fatto invece dai “carbonari”.
Certo è che nella maggioranza Gaspari i veleni politici non si esauriscono qui. E in un momento in cui l’opposizione sembra assorta come mai finora, i grattacapi del sindaco paiono provenire tutti dall’interno. Perché la scia di veleni di quel 23 dicembre non si è affatto esaurita. Lo provano le brevi ma fulminanti dichiarazioni di Gaspari venerdì scorso.

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