SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Vi avrebbero partecipato l’assessore regionale Sandro Donati, il consigliere comunale socialista Mario Narcisi, l’allora consigliere di amministrazione della municipalizzata Multiservizi Federico Falaschetti (anch’egli socialista). Ovviamente i leader del centrodestra sambenedettese Bruno Gabrielli e Pasqualino Piunti. Ma anche, e qui sta il “giallo”, esponenti politici di maggioranza che poi si sarebbero “riallineati” con Gaspari. Che però non dimentica.
La “congiura” contro il sindaco che doveva portarlo a cadere nel fatidico consiglio comunale del 23 dicembre torna a far parlare di sè e a creare tensioni dentro la maggioranza. Anche perchè all’interno del partito socialista è guerra: Mario Narcisi, uno degli anti Gaspari, chiede al partito di uscire dalla maggioranza, il segretario comunale Umberto Pasquali chiede a lui di uscire dal partito. Venerdì sera assemblea interna ai ferri corti.
Si ricorderà che prima di quel consiglio comunale il centrodestra tentò di raccogliere le firme necessarie a presentare una mozione di sfiducia al sindaco. In quella serata politicamente epocale vi furono grandi polemiche per il sostegno alla maggioranza da parte del repubblicano Felicetti e del centrista Costantini, rispettivamente alleato del vecchio sindaco Martinelli e candidato sindaco nel 2006.

Poi mancarono le firme, Gaspari ricevette l’appoggio “trasversale” di Felicetti e Costantini, l’avvicinamento con l’Udc venne sancito anche da Ancona, con l’alleanza dei centristi al Pd del governatore Gian Mario Spacca.

Ma la “congiura” non andò mai giù a Gaspari, che pur rinfrancato per non essere stato costretto alle dimissioni si è legato al dito i nomi di coloro che parteciparono alle riunioni “carbonare” che volevano organizzare la raccolta di firme.

Uno dei nomi è quello di Federico Falaschetti. Socialista di lungo corso, a quei tempi era consigliere di amministrazione della municipalizzata Multiservizi. Consigliere in scadenza, come tutto il Cda, rinnovato pochi giorni fa con la conferma del consigliere Pd Andrea Manfroni, la staffetta fra i due Udc Salvatore Nico e Paolo Turano, e l’ingresso della giovane socialista “figlia d’arte” Cristina Mazza. Falaschetti? Out.

Perchè? Perchè partecipò anche lui alla seduta “carbonara” anti Gaspari. Che lo è venuto a sapere e di conseguenza gli ha dato il benservito togliendogli la poltrona al momento delle nuove nomine.

Quale poteva essere la ratio di quella mossa? Presumibilmente un ragionamento “o la va o la spacca“. Falaschetti difficilmente poteva credere che la sua partecipazione alle riunioni “carbonare” non giungesse all’orecchio del sindaco. Ma forse credeva che la mozione di sfiducia potesse avere successo, che sarebbe venuto il commissario straordinario in Comune a confermare d’ufficio tutte le nomine nelle società partecipate. Chissà.

«Quel 23 dicembre ha segnato uno spartiacque nella storia politica di questa amministrazione», si limita a commentare il sindaco Gaspari a chi gli chiede una risposta alle fibrillazioni nei socialisti. «Narcisi? Lo considero fuori dalla mia maggioranza fin da quella data». Ma, e qui sta il “giallo”, pare proprio che a quelle riunioni avessero partecipato anche personaggi politici che poi si sono riallineati nel sostegno a Gaspari. A precisa domanda, il sindaco risponde affermativamente, ma non fa i nomi.
E poi sembra vi partecipò Sandro Donati, assessore regionale ieri e assessore regionale oggi. Prima nel Pd, il partito del sindaco, ora nell’Idv. Ma questo era un dato politico acquisito, nessuna sorpresa. Il comportamento critico dei due consiglieri comunali Libero Cipolloni e Nazzareno Menzietti, dichiaratamente “donatiani”, era ben precedente a quel fatidico 23 dicembre. E forse il sindaco ne fu meno deluso di quanto non rimase deluso dalla “carboneria” di altri.

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