SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Diranno in tribunale: «E’ stata un ragazzata»! Ma per i due giovani fermati dalla Polizia a Centobuchi il 25 novembre del 2008 a bordo di un motorino rubato pende l’accusa di ricettazione. Nel merito del processo hanno rilasciato la loro versione dei fatti davanti il giudice Giuliana Filippello il 30 aprile. Il caso è stato rinviato a novembre per le conclusioni.

«Eravamo e siamo tutt’ora appiedati», riferisce uno dei due imputati. Quella sera erano diretti a Porto d’Ascoli ma non avendo un mezzo per arrivare a destinazione, hanno pensato di prenderne uno forse in prestito, uno Scarabeo 50 a due tempi che apparentemente sembrava rottamato al bordo di un’autodemolizione di zona.

Secondo le testimonianze dei due imputati, il mezzo è partito immediatamente mediante l’uso della pedalina esterna. Né chiavi inserite, né forzature di vario genere. Saliti a bordo hanno imboccato la strada principale che collega Centobuchi a Porto d’Ascoli ma dopo pochi metri la pattuglia della Polizia ha tentato di fermarli e loro si sono dileguati per poi essere acciuffati in seguito.

Hanno riferito in aula di aver avuto paura della Polizia perché non portavano il casco. In effetti non era l’unica cosa che mancava: erano in due senza documenti del ciclomotore e senza le dovute protezioni.

Una ragazzata che potrebbe costare una condanna molto amara perché quel mezzo risultava proprio rubato.

Per l’avvocato difensore dei ragazzi, Ivo Iachino (sostituto dell’avvocato Alessandro Angelozzi), «non resta che attendere novembre per la discussione del caso e la rispettiva conclusione».

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