SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è concluso il processo con la condanna ad otto mesi (con sospensione condizionale della pena), dell’uomo che nel maggio del 2006 avrebbe smaltito rifiuti speciali nel sottosuolo della Riserva Naturale della Sentina. Netta la linea difensiva dell’avvocato Quevedo, legale del Comune e parte civile della Riserva, che ha sottolineato la responsabilità dell’imputato sui fatti.Il 12 gennaio scorso, all’apertura del processo, l’unico indiziato della vicenda era un cittadino di Monteprandone, accusato di aver smaltito di rifiuti speciali e danneggiato di una porzione della Riserva naturale regionale in affitto ad una nota società edile del piceno.

Da allora nulla è cambiato per la pubblica accusa, i fatti e le indagini della Guardia di Finanza erano chiari. Per la difesa invece, l’imputato voleva drenare semplicemente il terreno per evitare i soliti allagamenti che impedivano la coltivazione, un po’ come accade nei campi di calcio per evitare che il terreno di gioco diventi un lago.

Nella prima udienza il legale del comune, ha sostenuto che «la città e l’ente pubblico hanno subito un duro colpo ambientale e d’immagine», ribadendo ancora una volta il concetto il 30 aprile, giorno della chiusura del caso.

Giustizia ottenuta per la Sentina? Sembrerebbe di sì. Per ora il comune dovrà attendere i risarcimenti stabiliti dal Giudice da parte dell’impresa affittuaria del fondo agricolo che nella vicenda, ha avuto il ruolo di responsabile civile dei terreni deturpati. Le cifre verranno definite in sede civile.

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