ASCOLI PICENO – Il sindaco di Ascoli Guido Castelli permette ai negozi del centro di essere aperti il giorno della Festa dei Lavoratori. Come a San Benedetto, anche se per completezza d’informazione va detto che Ascoli lo ha deciso prima. Ma la Regione Marche di fatto non darebbe ai sindaci questa facoltà, visto che in base al Testo unico del Commercio date come 25 aprile e primo maggio non sono derogabili. I negozi devono star chiusi e basta, secondo Ancona. Ma non si andrà allo scontro, nè a sanzioni. Probabilmente.
Ecco come la vede Guido Castelli: «Il dibattito e le polemiche che si sono sviluppate sulla opportunità di una deroga agli esercizi commerciali per il 1° maggio sono conseguenza della profonda inadeguatezza della normativa regionale. Il divieto di apertura, infatti, non prevede eccezioni di sorta, neppure se il 1° maggio sono presenti nella città grandi eventi di rilievo nazionale, esattamente come sta succedendo con “Fritto misto” ad Ascoli Piceno. Sulla questione quindi mi confronterò con Canzian, assessore regionale competente, anche in relazione alla non trascurabile circostanza che “Fritto misto” rappresenta una manifestazione voluta e finanziata al 90% dalla Regione Marche».

Aggiunge Castelli: «E’ evidente che le profonde divergenze delle associazioni di riferimento non ci consentono di beneficiare del tradizionale supporto che usualmente le categorie assicurano all’Amministrazione comunale in occasione delle decisioni da assumere nell’ambito delle problematiche di settore».

Il sindaco ascolano poi invoca una concertazione approfondita con il neo assessore regionale Canzian (leggi qui la sua posizione “possibilista”), sull’onda del fatto che anche i “cugini” rivieraschi hanno assunto decisioni simili in merito alle deroghe.

«Una cosa è certa – conclude Castelli – se la deroga sarà autorizzata, verrà privilegiato il principio della libera scelta degli imprenditori commerciali. Con la deroga, infatti, ogni commerciante potrà scegliere se aprire o meno. Anche per questo non capisco il tono esageratamente polemico con cui qualcuno ha partecipato al dibattito».

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