SAN BENEDETTO DEL TRONTO – San Benedetto non compare nella mappa dei possibili siti nucleari redatta dal Corriere della Sera. O almeno, non la nostra San Benedetto, bensì quella del Po, cittadina lombarda al confine con l’Emilia Romagna. La cartina del quotidiano milanese, pubblicata anche sul sito ufficiale della testata martedì 27 aprile, non cita infatti il comune marchigiano, optando invece per la realtà mantovana, che conta appena 8 mila abitanti.

La reazione immediata – supportata anche dalla trascrizione incompleta, che si fermava alla semplice San Benedetto – era stata quella di pensare ad una clamorosa gaffe del giornale, capace di collocare la nostra Riviera addirittura in terra padana. Difficile però immaginare che un errore così colossale potesse rimanere on-line per tutto quel tempo, ed allora ecco il fiorire di nuove informazioni: San Benedetto Po è effettivamente da tempo in allerta per l’ipotesi di una costruzione di una centrale nel proprio territorio. Il timore degli abitanti sarebbe perdipiù motivato dal fatto che già negli anni Ottanta, prima del famoso Referendum abrogativo del 1987, il paese fosse stato definito idoneo ad accogliere impianti atomici.

Così parlò il sindaco di San Benedetto Po, Marco Giavazzi, nel corso del consiglio comunale del 21 aprile 2009: «Non ci hanno ancora dato nessuna comunicazione riguardo al sito, ma ci sono segnali di ripresa delle idee un tempo accantonate e noi siamo sempre un sito papabile perché vicini al Po».

La discussione dunque si riapre. La piantina del Corriere smentisce categoricamente quella proposta nelle settimane scorse dal Presidente nazionale dei “Verdi”, Angelo Bonelli, che inseriva il Piceno nell’elenco dei candidati: «Tra le regioni – affermava – che Enel-Edf hanno identificato come siti potenziali per i reattori ci sono Monfalcone (Friuli Venezia Giulia), Chioggia (Venezia), Caorso (Emilia Romagna), Fossano e Trino (Piemonte), Scarlino (Toscana), San Benedetto del Tronto (Marche), Montalto di Castro e Latina (Lazio), Termoli (Molise), Mola di Bari (Puglia) o un sito tra Nardò e Manduria, Scanzano Ionico (Basilicata), Oristano (Sardegna), Palma (Sicilia)».

Tesi contrapposte, che alimentano la confusione e la preoccupazione nelle due (quasi) omonime città. Quale la verità?

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