SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Il sindaco, che non ha mai nascosto la propria vicinanza al movimento sindacale, sa bene che non si esce dalla crisi facendo lavorare anche il 25 aprile ed il 1 maggio»: firmato, segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil.

«Gaspari supera a destra persino Castelli: dopo aver emesso l’ordinanza di chiusura per la festa del Patrono, ecco che il sindaco “riformista” dispone deroghe a tutto spiano per le festività civili. Quando la curia chiede, il Sindaco risponde: quando lo fanno i sindacati, l’ex sindacalista mette in mostra la sua vera identità politica». Firmato, circolo di Rifondazione Comunista di San Benedetto del Tronto.

Oggetto del contendere, le deroghe concesse dal sindaco Giovanni Gaspari alle attività commerciali (ad esclusione della grande distribuzione). Un’ordinanza, quella del sindaco, che permette ai commercianti che lo vorranno di tenere aperti i propri negozi (leggi qui le parole di Gaspari per spiegare il senso dell’atto). Ma che però va in contrapposizione alla norma sul commercio emessa dalla Regione Marche. Che lo dice esplicitamente: «Gli esercizi di vendita nelle due giornate del 25 aprile e 1° maggio non possono tenere aperto se non col mancato rispetto della normativa regionale». Lo ha sottolineato in una lettera inviata a tutte le amministrazioni comunali marchigiane il Servizio Commercio della Regione Marche.

Sindacati e Rifondazione non accettano proprio questo provvedimento e lanciano dure critiche al primo cittadino. Cgil, Cisl e Uil affermano in una nota congiunta: «A nulla è valso il nostro richiamo circa l’importanza che queste due date hanno per la storia e la memoria del nostro paese. Ci sconcerta sia il modo con cui siamo venuti a sapere del provvedimento del sindaco, tramite il sito web del Comune, sia il fatto che il Comune cerchi di “puntellare” la decisione di derogare alle aperture con iniziative cultural-sportive, ben sapendo che il 25 aprile e il 1 maggio sono patrimonio storico di tutti noi. Invitiamo tutti i lavoratori alla fruizione delle festività sopra richiamate non offrendo in tali giorni la prestazione lavorativa poichè l’articolo 142 del contratto collettivo nazionale di settore prevede che non ci sia nessuna riduzione o trattenuta sulla retribuzione di fatto ai lavoratori in conseguenza della mancata prestazione di lavoro nel giorno del primo maggio».

Rifondazione da parte sua attacca così: «Per il sindaco una città è viva per il solo fatto di offrire opportunità di acquisto, esattamente come un centro commerciale, e non per la vitalità espressa dalla comunità che ci vive e per la qualità del tempo goduta dai suoi abitanti. 
Noi la pensiamo diversamente. Il 25 Aprile e il 1° Maggio non sono generiche vacanze, ma giorni in cui la cittadinanza ricorda la Liberazione e celebra la festa dei Lavoratori, due ricorrenze la cui sacralità civica dovrebbe essere valorizzata, anziché essere piegata alle leggi del mercato che vuole non cittadini ma consumatori e servi. Noi crediamo quindi che sia importante lasciare a tutti i lavoratori la facoltà di partecipare in questi due giorni alle manifestazioni previste in piena libertà. Gaspari non riservi per sé la possibilità di sfilare per le vie del centro con la fascia tricolore in una celebrazione che, se così attuata, non può che apparire ipocrita».

COSA DICE LA REGIONE Andiamo a vedere la posizione ufficiale della Regione, ribadita nei giorni scorsi. «In seguito alle segnalazioni delle associazioni sindacali e di operatori commerciali e singoli cittadini consumatori, la Regione è infatti venuta a conoscenza che alcuni Comuni intendono autorizzare o hanno già autorizzato l’apertura nella giornata del 25 aprile e 1° maggio. Di conseguenza il Servizio Commercio ha provveduto ad esplicitare i termini della questione evidenziando quanto stabilisce la legge in materia e invitando le amministrazioni comunali al puntuale rispetto delle norme citate. L’articolo 55 “Orario di apertura dei negozi” del Testo Unico del Commercio condiviso e concertato con tutte le parti sociali (Associazioni di categoria, associazioni Sindacali, Associazioni dei Consumatori, CAL, CREL) è chiaro. Il comma 8 art. 55, recita: “I Comuni, previo parere delle organizzazioni delle imprese del commercio, dei lavoratori dipendenti e dei consumatori maggiormente rappresentative a livello regionale, disciplinano gli orari e le deroghe in attuazione di quanto previsto dal presente articolo entro il mese di novembre di ogni anno e inviano i relativi dati alla Giunta regionale entro il 15 dicembre successivo.” Risultano pertanto non rispettose della normativa regionale ordinanze di apertura ad hoc per le giornate del 25 aprile e 1° maggio».

«Il comma 4 art. 55, prevede inoltre che “gli esercizi di commercio al dettaglio in sede fissa devono rimanere chiusi nei seguenti giorni: 1° maggio; 25 aprile; 25 dicembre; 26 dicembre; 1° gennaio; Pasqua”. Dalla lettura del comma è evidente l’impossibilità a tenere aperti».

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