SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La celebrazione del 25 aprile a San Benedetto si è caratterizzata per la relazione sulla Resistenza nelle Marche tenuta in mattinata da Ruggero Giacomini all’auditorium comunale di viale De Gasperi, gremito di autorità civili, militari, di rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma e naturalmente di cittadini, sullo sfondo dei gonfaloni di vari Comuni. Il 65° anniversario della Liberazione d’Italia dal nazifascismo ha visto inoltre la richiesta dell’intera giunta comunale e della presidente del Consiglio di iscrizione all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), come avvenuto in questi giorni anche nella città di Firenze. Giacomini è uno specialista dell’argomento. Il suo libro “Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944” ha raggiunto la seconda edizione nel 2008, sempre pubblicato dall’editore anconetano “Affinità Elettive”.

«Abbiamo bisogno di riaffermare i valori della Liberazione», ha detto il sindaco Gaspari durante il suo saluto al pubblico, «Senza la Resistenza non avremmo avuto un’Italia unita, ma un paese al nord e uno al sud. La Liberazione ci parla invece di unità per il raggiungimento di obiettivi comuni, e di solidarietà. Anche Sandro Pertini, di cui ricorrono i vent’anni dalla morte, fu un uomo che tentava di unire e di perseguire obiettivi comuni. Fu medaglia d’oro per l’impegno nella Resistenza e uno dei presidenti più amati. Quanto alla solidarietà, vorrei ricordare il concerto di oggi pomeriggio al Teatro Concordia, dove suoneranno insieme due orchestre giovanili, una dell’Aquila, l’altra fondata a San Benedetto da un musicista aquilano, Giuliano De Angelis, a simboleggiare il forte legame tra le due città, e la naturale accoglienza che abbiamo cercato di dare ad oltre 600 persone colpite dal terremoto».

«La diffusione della Resistenza nelle Marche è stata tra le più ampie e profonde d’Italia», ha detto Giacomini, «la Brigata Garibaldi è stata la quinta a costituirsi, e il suo operato si affiancò a quello di formazioni autonome, come nel sud delle Marche, dove operarono figure come il tenente Paolini, il comandante dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, il guardiamarina Giovanni Nebbia, i quali, tra le altre cose, riuscirono a mettere in salvo diverse imbarcazioni dall’intenzione di requisirle. Nell’ascolano avvenne uno degli episodi più importanti della Resistenza italiana: il 12 settembre 1943, infatti, a pochi giorni dall’armistizio, militari e civili ascolani sconfissero duramente i tedeschi, facendo prigionieri cento soldati, e impedendo che la fuga di Mussolini potesse passare di lì».

Giacomini ha ricordato il museo della Resistenza a Falconara e si è poi soffermato a smentire alcune tesi. In particolare, che la Resistenza non abbia avuto grossa consistenza militare, e che le stragi di civili siano avvenute principalmente come ritorsione ad azioni partigiane. «Le stragi erano invece strumento di governo del territorio con il terrore», ha precisato Giacomini, «E molte di essere furono “stragi preventive”. La Resistenza, in ogni caso, attraversò tutte le categorie sociali, compresi i preti. A Camerino don Nicola Rilli guidò una banda partigiana. I ragazzi di oggi ricordino dunque una frase di Pertini: “I giovani non hanno bisogno di sermoni ma di esempi di coerenza, onestà, altruismo”».

Dopo la mattinata all’auditorium, il tradizionale corteo verso il centro cittadino e la deposizione delle corone ai tre monumenti ai caduti.

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