ASCOLI PICENO – Offida, Maltignano, Fermo e Porto Sant’Elpidio. Sono queste le quattro città dove si sono svolti i controlli tesi al contrasto del fenomeno del lavoro sommerso e irregolare cinese.

Nella conferenza stampa di questa mattina, il Questore di Ascoli Piceno, Giuseppe Fiore, ha illustrato, alla presenza di Giuseppina Natali, responsabile di sede della Direzione Provinciale del Lavoro e di Maria Antonietta Sollini del Servizio Prevenzione Ambienti di lavoro dell’Asur Zona 11 di  Fermo,  i risultati dell’operazione “Border Line” condotta nelle provincie di Ascoli e Fermo dalla Questura di Ascoli e dal commissariato di polizia da dicembre fino allo scorso 22 aprile, chiamata così  per le condizioni estreme di vita e di lavoro in cui versano i  cinesi relativa al fenomeno del lavoro in nero.

L’esito di questa attività ha prodotto, dopo i controlli su alcune aziende, l’arresto di 3 cittadini cinesi, 13 denunciati e 63 identificati, dietro ai quali c’era l’abile regia di un imprenditore italiano. Inoltre sono stati sequestrati tre locali tra i quali un palazzo di tre piani a Fermo adibito a civile abitazione nel quale era stata creata una vera e propria fabbrica.

Si è trattato dunque di un primo importante momento di presenza sul territorio che proseguirà con altri controlli perché l’obiettivo come sostiene il questore è quello di colpire l’imprenditore.

«A Maltignano – dichiara il questore Giuseppe Fiore – abbiamo trovato ventuno cinesi con regolare permesso di soggiorno come avviene per la maggior parte dei cittadini cinesi presenti sul nostro territorio ma il vero problema è la tipologia di lavoro a cui fa ricorso l’imprenditore italiano».

Infatti, come testimonia Maria Antonietta Sollini, gli operai cinesi, per lo più inseriti nel settore calzaturiero e nell’abbigliamento, facevano turni di lavoro massacranti che andavano ben oltre le otto ore registrate ed erano bene istruiti su cosa dire in caso di controllo e nonostante la presenza delle forze dell’ordine continuavano imperterriti il proprio lavoro.

Anche ad Offida sono stati individuati ventuno cittadini cinesi con regolare permesso di soggiorno ma senza contratto di lavoro. Questi effettuavano turni massacranti dalla mattina sino all’una di notte venendo meno alle attenzioni e alla sicurezza. Il problema è che i datori di lavoro sono imprenditori italiani che appongono il marchio “Made in Italy”nonostante i prodotti venissero realizzati dai cinesi. Inoltre i lavoratori cinesi, come testimoniano le immagini in possesso della questura, lavoravano e vivevano in condizioni di disordine, in assenza di igiene, di sicurezza dovuta ad impianti elettrici precari.

Oltre al settore calzaturiero e all’abbigliamento, i cittadini cinesi stanno prendendo sempre più piede in altri ambiti produttivi come parrucchieri ed estetisti, individuati nella zona di  Porto Sant’Elpidio.

«Su quaranta aziende controllate nel primo trimestre del 2010 – dichiara Giuseppina Natali – diciassette attività hanno subito un provvedimento di sospensione, scoprendo inoltre 34 lavoratori in nero e quattro clandestini. Il vero problema – continua Giuseppina Natali – è che pagando una sanzione pecuniaria di 1500 euro, la sospensione viene revocata e i lavoratori asiatici possono continuare la loro attività anche se i provvedimenti presi seguono poi il loro corso.»

Un’altra via per combattere il fenomeno, come sottolinea la dottoressa Maria Antonietta Sollini, è quella delle ordinanze di sgombero per motivi di igiene e sicurezza che ad oggi ammontano al 30% dei casi emersi dai controlli delle autorità.

«Con questi controlli che stiamo facendo con continuità, vogliamo dare un segnale forte in modo tale che qualcosa si possa evitare.» Queste le parole conclusive del Questore Giuseppe Fiore che ricorda inoltre la festa della Polizia che si terrà il 15 maggio presso il teatro Ventidio Basso.

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