Dal n.819 di Riviera Oggi, in edicola.
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tempo di bilanci, ma allo stesso tempo di progetti. Ad un anno dalle passate elezioni provinciali che decretarono la vittoria del centrodestra, ma anche dalle prossime votazioni comunali che potrebbero confermare o defenestrare l’attuale amministrazione Gaspari, abbiamo ascoltato il parere di Pasqualino Piunti, vice di Piero Celani e assessore alle Politiche Sociali a Palazzo San Filippo. Dodici mesi che l’esponente sambenedettese definisce «soddisfacenti, in virtù di un rapporto di collaborazione ottimale col Presidente e tutta la squadra. Tante sono state le difficoltà, dalla divisione con Fermo ereditata da Rossi e Colonnella, che ci hanno portato via risorse economiche ed energie politiche, alla crisi economica che ha invaso il nostro territorio. Ci siamo impegnati per bloccare l’emorragia di perdita dei posti di lavoro in aziende come la Bentel e soprattutto la Manuli».

E per quel che riguarda esclusivamente il suo operato, quali progetti rivendica?

«Molte promesse fatte sono già state portate a termine, soprattutto a San Benedetto. Il più importante è decisamente quello riguardante l’apertura del Centro Provinciale Antiviolenza sulle donne in città, che – purtroppo – si è dimostrato utile ed attivo fin dalle prime ore. Inoltre ho inaugurato uno sportello informativo mediante la convenzione con l’Inail in modo da evitare ai residenti sconvenienti viaggi in Ascoli».

Per il futuro invece, quali iniziative assicura?

«Presto apriremo una ‘casa-famiglia’ per minori ad Ascoli e poi stiamo lavorando al “San Francesco”, un’idea rivolta a sostenere situazioni di disagio familiare ed individuale. Per la precisione si tratterà di un protocollo d’intesa tra Provincia, enti locali e privati pronti a mobilitarsi per l’attivazione di un fondo di solidarietà».

Cambiamo argomento: le ultime elezioni regionali hanno decretato a San Benedetto una vittoria del Pdl sul Pd e un clamoroso exploit della Lega. Questo la fa essere ottimista in vista delle Comunali del 2011? Ed ancora, come reputa la prestazione del candidato governatore Marinelli?

«A livello regionale la situazione era oggettivamente difficoltosa. La sconfitta quindi non mi ha sorpreso, dato che eravamo coscienti degli scenari esistenti. Ha ragione chi dice che Marinelli sia stato scelto troppo tardi, ma probabilmente per Berlusconi le Marche rappresentano una roccaforte rossa inespugnabile sulla quale non conviene investire. Va anche detto però che San Benedetto boccia questa teoria con un Pdl molto forte ed una Lega che si sta radicando sempre maggiormente sul territorio. Il successo di quest’ultima è motivato dalla coerenza e dalla credibilità dei suoi rappresentanti. Sono persone affidabili che ci consentono di ben sperare per l’anno prossimo. Possiamo ancora crescere e sentiamo di poter vincere la sfida. Gli umori della città ci autorizzano ad augurarcelo. Ma sarà fondamentale non sbagliare alcun passaggio, perché dietro a ogni trionfo c’è sempre lavoro costante e programmazione. Dovremo trovare la soluzione che garantisca il raggiungimento del risultato migliore.

Con l’Udc?

«Chissà. Dire da oggi che saranno alleati della sinistra è prematuro. Basti vedere quello che accade in altre realtà dove i centristi appoggiano in un caso il centrodestra, in un altro il centrosinistra. Comunque, Nico e Lorenzetti possiamo considerarli fin da ora del centrodestra».

  

A differenza dei vostri avversari, avete però negato l’eventualità delle primarie per la scelta del candidato. Come mai?

«Le primarie sono uno strumento di democrazia eccezionale e bene ha fatto Paolo Forlì a ricordarlo. Ma non vanno intese come un’arma a doppio taglio. O si effettuano con serietà, o diventano una trappola. Il Pdl ad oggi non le prevede. In ogni modo entro fine anno ci saranno i congressi provinciali e comunali dove decideremo sulla via da seguire. Servirà una linea unitaria, dove chi vorrà lavorare per situazioni poco comprensibili stavolta dovrà metterci la faccia. Non vorrei si ripetesse un altro 2006, quando le colpe della sconfitta ricaddero tutte sul Pdl e i veri responsabili scomparvero».

Qualcuno tuttavia fa i primi nomi: Gabrielli, Vignoli, ma anche il suo. Sarebbe interessato ad una prospettiva del genere? E cosa pensa dei suoi presumibili outsider interni?

«In Provincia sto benissimo e sto cercando di ricoprire gli incarichi ricevuti nel migliore dei modi. E’ chiaro però che la mia città è San Benedetto è faro di tutto per farla tornare di centrodestra. Sono un uomo di partito, ma non chiederò nulla. Se la proposta arrivasse ci penserei mille volte, ad oggi non ci penso lontanamente. Una cosa è certa: non accetterò nessuna strategia non vincente. Se parteciperò sarà per tentare di vincere. Riguardo ai nomi di Gabrielli e Vignoli, credo che siano rispettabilissimi e validissimi. Con loro non vi è nessun tipo di contrasto».

A proposito di Vignoli, a quanto pare ha preso molto male la mancata promozione in Regione, lamentando il mancato appoggio dei vertici del Pdl sambenedettese alla sua campagna elettorale. Come replica?

«Capisco la sua amarezza per una promozione mancata per soli 81 voti, ma se vediamo il caso di Macerata con Pistarelli sconfitto per soli 126 voti capiamo che sono parecchi i casi dove vige l’equilibrio. Il risultato di Luca è stato eccezionale e deve esserne contento. Fossi in lui vedrei il bicchiere mezzo pieno, considerato anche il tempo ristretto nel quale ha svolto la sua campagna elettorale»

Passiamo alla maggioranza, dove tiene banco il ‘caso Emili’. Le sue dimissioni della settimana scorsa lascerebbero spazio ad una new-entry dell’Udc, che rafforzerebbe l’alleanza col Pd in vista del 2011. Cosa si sente di dire a riguardo?

«In questa storia a fare la figura più brutta è il sindaco. Aprendo all’Udc, Gaspari è stato immediatamente sconfessato dal Pd, che a quanto sembra non è ancora d’accordo con la sua mossa. Sinceramente, credo che se la Emili potesse evitare di dimettersi lo farebbe volentieri. Il problema è che non ha ricevuto il rifiuto unanime delle dimissioni da parte degli alleati. Quindi ora non fa altro che mantenere la promessa fatta in campagna elettorale».

Da assessore alle Politiche sociali in Provincia, che voto dà alla Emili, sua parigrado fino a poco tempo fa in Comune?

«L’assessorato alle Politiche sociali è il più delicato. La Emili ha gestito una situazione precaria e non ha avuto gli appoggi giusti. Ci ha messo impegno, ma ha avuto un approccio sbagliato con quattro dirigenti ai servizi sociali cambiati in nemmeno dodici mesi. Inoltre, vederla ricoprire contemporaneamente due incarichi, quello di assessore e di funzionario all’ospedale, non è stato il massimo. Due ruoli moralmente e politicamente incompatibili».

Qualcuno narra di possibili screzi con Gaspari, ci crede? In fondo il sindaco è stato il primo supporter del consorte Perazzoli in Regione.

«Crepe e screzi penso ci siano. E’ vero, c’è stato un forte sostegno in campagna elettorale, ma bisogna capire quanto Gaspari soffra realmente la figura, scomoda, di Perazzoli».

E l’atteggiamento dei centristi, la infastidisce? Da compagni di viaggio si sono trasformati in “stampelle” della sinistra.

«Di Ciccanti non mi permetto di parlare, ma di Costantini sì. Quattro anni fa, tramite me, usufruì del voto di 737 cittadini. Non giudico la persona, ma il politico ed il suo comportamento poco coerente».

  

Chiudiamo con i problemi con il Map per quanto concerne il passaggio compensatorio di alcune proprietà immobiliari della vecchia Provincia di Ascoli alla nuova Provincia di Fermo. Come li giudica?

«Il Map si è costituito come movimento che seguiva la divisione con fermo e ne ha fatto legittimamente un suo cavallo di battaglia politico. Ma pure il Pdl e soprattutto chi sedeva in consiglio nella passata amministrazione ha combattuto strenuamente affinchè la ripartizione fosse il meno penalizzante possibile per il Piceno. Le differenze quindi sono nelle procedure e non nei contenuti. Purtroppo una cattiva gestione politica della sinistra ha fatto sì che si consumasse una divisione che di fatto non giova a nessuno».

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